Parco delle Foreste Casentinesi

Un'estensione immensa di boschi a cavallo tra Toscana ed Emilia-Romagna, un'oasi di natura e silenzio celata da secoli da comunità religiose per insediarvi eremi e monasteri.
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Il parco nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna si estende a cavallo di Emilia-Romagna e Toscana, tra le province di Arezzo, Forlì-Cesena e Firenze, su una superficie di circa 36.000 ettari: uno dei parchi nazionali più estesi e meglio conservati d’Italia, riconosciuto dal 2021 nella Green List IUCN come area protetta gestita in modo esemplare a livello mondiale.

Un’immensa estensione di boschi e un’oasi naturale celata da secoli da comunità religiose che qui vi hanno insediato eremi e monasteri. Nel paesaggio i segni dell’uomo non sono scomparsi, ma congelati dall’abbandono: case, maestà, ponti, mulattiere conducono l’escursionista alla scoperta di una civiltà, quella della cosiddetta “Romagna Toscana” che ha caratteri propri e particolari. Proprio l’Eremo e il Monastero di Camaldoli, il Santuario della Verna e l’ambiente naturale in cui sono immersi offrono al visitatore le emozioni più intense.

Il parco è diviso in 4 zone, identificate dalle lettere A, B, C e D, in ordine decrescente di tutela. Nella zona A, quella di riserva integrale, l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità, e si arriva fino alla zona D che comprende i centri urbani e turistici.

Data l’enorme estensione del parco, flora e fauna sono molto variegate, tanto che sono state censite oltre 1.357 specie di piante. Per quanto riguarda gli animali, qui si trova la popolazione di lupi più importante di tutto l’Appennino settentrionale, monitorati costantemente mediante tecniche non invasive dai Carabinieri Forestali del Reparto Carabinieri Biodiversità di Pratovecchio. Qui vivono anche caprioli, cervi, daini e cinghiali e aquile reali: non è affatto difficile avvistarli, in particolare nelle ore serali. In ottobre il bramito del cervo richiama ogni anno centinaia di appassionati di birdwatching e natura nelle radure del parco.

Cosa vedere nelle Foreste Casentinesi

Il Parco, istituito nel 1993, si estende su un vasto territorio a cavallo di Romagna e Toscana. La rete sentieristica supera i 600 chilometri di percorsi per tutti i livelli di difficoltà, adatti a escursionisti, mountain biker e famiglie con bambini.

Il versante toscano, molto più dolce e solcato dalle valli degli affluenti dell’Arno, comprende anche una porzione del Mugello e il Casentino, ovvero il territorio dell’alta Valle dell’Arno, da cui prendono il nome le foreste.

A sud l’area protetta si prolunga fino al suggestivo rilievo calcareo di Monte Penna, con il celebre santuario francescano della Verna, mentre a nord, proprio al confine tra le due regioni, sorgono le cascate fiabesche dell’Acquacheta, descritta già da Dante nella sua Divina Commedia.

In Romagna le foreste casentinesi comprendono le valli del Montone, del Rabbi, del Bidente e del Tramazzo e località caratteristiche come Campigna, Ridracoli e Corniolo.

Cascata dell'Acquacheta

150034 San Godenzo, Metropolitan City of Florence, Italy

Le acque del Fosso Acquacheta compiono un salto di circa 70 m scivolando veloci sulla roccia e, a tratti, precipitando dai cornicioni arenacei sporgenti.

Nel pianoro a monte della cascata, che ha avuto origine dall’interramento di un antico lago, è situato il borgo dei Romiti, sorto nel XV secolo sulle rovine dell’eremo del monastero di S. Benedetto in Alpe, nel quale aveva trovato rifugio Dante durante l’esilio da Firenze (nel XVI canto dell’Inferno c’è una celebre descrizione della cascata).

Ridracoli

L’abitato di Ridracoli conserva un bell’esempio di ponte a schiena d’asino che serviva un antico palazzo, oggi albergo, a lato del quale si trova il Museo Naturalistico della Vallata del Bidente.

Risalendo la valle si scorgono, su un’altura, le rovine di un castello medievale e proseguendo si raggiunge l’imponente diga, completata nel 1982 per fornire energia e acqua ai comuni della pianura romagnola.

Di particolare interesse escursionistico è la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino, la prima istituita in Italia nel 1959 e oggi Patrimonio Mondiale dell’UNESCO (riconoscimento ottenuto nel 2017 insieme alle faggete vetuste circostanti, per un totale di circa 7.700 ettari). L’accesso alla riserva integrale è interdetto al pubblico per preservarne l’integrità, ma l’ampia area circostante — anch’essa oggetto del riconoscimento UNESCO — è percorribile tramite la rete sentieristica del parco. All’interno sopravvivono faggi di oltre 500 anni di età, tra i più antichi d’Europa.

Monastero di Camaldoli

3Via del Santuario della Verna, 45, 52010 Chiusi della Verna AR, Italy

Sorto dopo il Mille come ospizio in luogo del castello di Fontebuona, di proprietà del conte Maldolo, divenne in seguito monastero dei Camaldolesi. Nel Cinquecento era attiva una tipografia dalla quale uscirono le Costituzioni Camaldolesi, che contenevano norme per la conduzione delle foreste. Pregevoli sono i chiostri e la chiesa dei santi Donnino e Ilariano, con bei dipinti del Vasari; su un lato del monastero l’antica farmacia conserva alambicchi, mortai, fornelli e preziosi testi provenienti dal laboratorio galenico dei monaci.

Campigna

Il settecentesco palazzo granducale, trasformato in albergo, era fino al secolo scorso la residenza di caccia dei Lorena. Il comando della locale stazione forestale, come anche a Camaldoli e Badia Prataglia, ospita un piccolo museo naturalistico aperto su richiesta. A breve distanza un tronco colonnare di abete bianco coricato al suolo è la testimonianza della maestosità e dell’ingente valore che possedeva la Foresta di Campigna.

D’inverno Campigna si trasforma in una destinazione per gli amanti della neve: sci di fondo, ciaspolate e passeggiate innevate nei boschi sono le attività più praticate nella stagione fredda.

Monte Falterona e Monte Falco

La dorsale appenninica, elevandosi con gradualità dal lato orientale, forma il principale gruppo montuoso del parco. Il Monte Falco (1.658 m) è la vetta più alta dell’intero parco, mentre il vicino Monte Falterona (1.654 m) è celebre per ospitare sulle sue pendici meridionali, a quota 1.358 m, la sorgente detta Capo d’Arno, considerata l’origine del maggior corso d’acqua toscano.

Uno dei sentieri più suggestivi per conquistare queste vette è quello che prende il via dal piccolo abitato di Castagno d’Andrea. Più ad est si trova la leggera depressione erbosa chiamata Lago degli Idoli, rilevante sito archeologico dove sono state rinvenute numerose statuette di origine etrusca.

Santuario Francescano di La Verna

6Via del Santuario della Verna, 45, 52010 Chiusi della Verna AR, Italy

Arroccato sulla ripida parete meridionale del Monte Penna, sorge il celebre santuario francescano di La Verna, meta costante di pellegrinaggi, immerso in una silenziosa e cupa selva che fu compagna del santo nella sua vita eremitica. La natura calcarea del monte ha determinato morfologie aspre, con numerosi anfratti e cavità naturali che si aprono all’ombra di maestosi aceri di monte, frassini maggiori, olmi e faggi; alcuni ambienti particolarmente suggestivi vennero scelti dal santo e dai frati come luoghi di preghiera.

Il monte fu donato a San Francesco nel 1213 dal conte casentinese Orlando Cattani, oggi sepolto nella chiesetta di Santa Maria degli Angeli, alla cui costruzione aveva partecipato. Alla Verna, nel settembre del 1224, avvenne il miracolo delle stimmate, ricordato da Dante nel Paradiso e ancora commemorato con una festa solenne.

Badia Prataglia

Badia Prataglia è uno dei principali accessi al parco dal versante toscano e un punto di partenza ideale per numerosi itinerari escursionistici. Il borgo, a 1.015 metri di quota, prende il nome dall’antica abbazia camaldolese fondata nell’XI secolo, oggi incorporata nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta che conserva ancora alcune strutture romaniche originali. Il Centro Visita del Parco, situato in paese, è una tappa consigliata prima di addentrarsi nella foresta: offre informazioni aggiornate su sentieri, fauna e condizioni meteo, oltre a materiali didattici sulla storia e l’ecologia dell’area protetta. Nei dintorni si trova la Riserva Naturale Biogenetica di Badia Prataglia, con alcune delle faggete più belle e accessibili dell’intero parco. D’estate Badia Prataglia è frequentata da famiglie che cercano un’alternativa fresca al caldo della pianura; d’inverno diventa base per le escursioni con le ciaspe.

Stia e il Lago degli Idoli

Stia, comune alle porte del parco nella parte settentrionale del Casentino, è il punto di accesso naturale per chi vuole raggiungere il Monte Falterona e il Lago degli Idoli. Quest’ultimo è una piccola depressione torbosa a quota 1.385 metri dove tra il XIX e il XX secolo furono recuperati oltre 650 bronzetti votivi etruschi, oggi conservati al Museo Nazionale Etrusco di Firenze e in parte al museo locale: uno dei siti di culto etrusco più importanti dell’Appennino, che testimonia come queste montagne fossero frequentate e venerate già duemilacinquecento anni fa.

Stia è anche la capitale del Panno Casentino, il pregiato tessuto di lana con il caratteristico rovescio riccioluto che per secoli ha vestito pastori e montanari di tutta la regione. Il Museo dell’Arte della Lana racconta la storia di questa produzione artigianale con macchinari d’epoca e documenti storici. Il centro storico di Stia, con la sua piazza porticata e la Pieve di Santa Maria Assunta, merita una passeggiata prima di imbarcarsi verso la montagna.

San Benedetto in Alpe

San Benedetto in Alpe è un piccolo borgo sul versante romagnolo del parco, celebre soprattutto per essere il punto di partenza del sentiero che conduce alla Cascata dell’Acquacheta in circa un’ora di cammino su percorso ben segnalato. Ma il borgo ha un valore storico e letterario autonomo: qui sorgeva l’antico monastero benedettino di Sant’Alberico — poi detto di San Benedetto in Alpe — nel quale, secondo la tradizione, Dante Alighieri trovò rifugio durante i primi anni del suo esilio da Firenze. Il poeta ricordò i luoghi con un’attenzione tale da descrivere con precisione la cascata dell’Acquacheta nel XVI canto dell’Inferno, un dettaglio che i dantisti hanno usato per confermare la sua presenza in questa valle.

Del monastero medievale rimane oggi ben poco, ma la piccola chiesa parrocchiale conserva alcuni elementi architettonici antichi. Il borgo è rimasto quasi immutato nel tempo e offre un’accoglienza genuina, con qualche agriturismo e la tranquillità tipica dei luoghi lontani dai circuiti turistici di massa.

Sentiero della Libertà

10Località Fangacci, 47018 Santa Sofia FC, Italy

Le Foreste Casentinesi non sono solo un parco naturale: il loro territorio porta i segni profondi della Seconda guerra mondiale e della Resistenza partigiana. Il crinale appenninico che divide Toscana ed Emilia-Romagna coincideva in gran parte con la Linea Gotica, la linea difensiva tedesca che tagliò l’Italia in due dall’autunno del 1944 alla primavera del 1945.

I valichi del parco — il Passo dei Mandrioli, il Passo della Calla, il Passo di Serra — furono percorsi in quegli anni da partigiani, sfollati, prigionieri evasi e famiglie che cercavano di raggiungere il territorio già liberato dagli Alleati. Il Sentiero della Libertà ripercorre oggi alcuni di questi itinerari storici, diventando un’esperienza di trekking che unisce la bellezza del paesaggio al racconto di una pagina drammatica e coraggiosa della storia italiana. Lungo il percorso si trovano lapidi, steli commemorative e i resti di insediamenti partigiani: piccoli monumenti che meritano attenzione e rispetto.

Mappa

Nella mappa seguente potete vedere la posizione dei principali luoghi di interesse citati in questo articolo.

Quando visitare le Foreste Casentinesi

Il parco offre esperienze diverse in ogni stagione e non ha un periodo migliore in senso assoluto: dipende da cosa cercate. La primavera (aprile-maggio) è il momento della fioritura e del risveglio della fauna, con i boschi che tornano a colorarsi di verde tenero. L’estate garantisce temperature gradevoli anche nei giorni più caldi, grazie all’altitudine, e la rete sentieristica è percorribile al massimo delle sue possibilità.

L’autunno è la stagione più spettacolare: il foliage dei faggi trasforma i versanti del parco in un’esplosione di rossi, arancioni e gialli che raggiunge il suo apice tra metà ottobre e inizio novembre. Ottobre è anche il mese del bramito del cervo, il richiamo notturno dei maschi durante la stagione degli amori, uno degli spettacoli naturali più emozionanti dell’Appennino. L’inverno porta la neve e apre le porte alle ciaspolate e allo sci di fondo, soprattutto nella zona di Campigna e delle Foreste Casentinesi romagnole.

Dove dormire vicino le Foreste Casentinesi

Un’ottima base di partenza per esplorare le Foreste Casentinesi è la vicina Bagno di Romagna, rinomata località turistica dotata di numerosi alloggi e ristoranti oltre che di eccellenti terme.

Se invece preferite addentrarvi nelle piccole località interne al parco, troverete numerosi agriturismi e alloggi a conduzione familiare sparsi tra i vari borghi di Poppi, Camaldoli, Ridracoli, Campigna, Corniolo o San Benedetto in Alpe.

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