Castello di Sammezzano

Il parco del castello di Sammezzano, uno dei parchi più vasti della Toscana, è costituito da una grande ragnaia formata da una fustaia di leccio.

Si dice che nell’antico Castello di Sammezzano, il quale occupava l’area dove sorge ora la Villa, sostò nel 780 Carlo Magno di ritorno da Roma, dove aveva fatto battezzare il figlio da Papa Adriano I. La notizia, riportata dallo storico Robert Davidsohn nella sua Storia di Firenze, è presentata con formula dubitativa: il passaggio di Carlo Magno in questo luogo è una tradizione, non un fatto documentato con certezza. Da non confondersi con la campagna longobarda: Desiderio era stato deposto e fatto prigioniero sei anni prima, nel 774.

Molti secoli più tardi il castello appartenne alla famiglia fiorentina dei Gualtierotti, che l’avrebbe conservato fino al 1488; passò poi tra le proprietà di Bindo Altoviti e poi tra quelle di Giovanni Jacopo de’ Medici, marchese di Marignano.

Nel 1564 il Granduca Cosimo I creò la cosiddetta bandita di Sammezzano (un vasto territorio corrispondente a buona parte dell’attuale territorio del comune di Reggello, nel quale non era consentito pescare o cacciare senza permessi), che donò al figlio Ferdinando, futuro Granduca. Alla fattoria pertineva anche una selva faggiata, detta la “Comunanza di Sammezzano”, situata nella zona di Macinaia, nei pressi dell’abbazia di Vallombrosa.

La villa

Il castello-villa di Sammezzano fu acquistato nel 1596 da Ferdinando di Odoardo Ximenes d’Aragona per volontà del Granduca Ferdinando I de’ Medici, come documentato dall’atto su pergamena conservato nell’Archivio Panciatichi (17 agosto 1596). La data del 1605, riportata da molte fonti secondarie, deriva dal Dizionario Geografico di Repetti (1839) e si è diffusa per errore. Il castello rimase alla famiglia Ximenes d’Aragona fino al 1816, anno in cui morì Ferdinando, ultimo erede della stirpe. In seguito a un lungo processo relativo al testamento di Ferdinando Ximenes, i beni, il nome, lo stemma e i titoli della famiglia passarono a Pietro Leopoldo Panciatichi, figlio di Vittoria Ximenes d’Aragona, sorella di Ferdinando, e moglie del nobile pistoiese Niccolò Panciatichi. Alla morte di Pietro Leopoldo i beni vennero ereditati dal figlio, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona.

All’opera di Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona, nella duplice veste di committente ed architetto, si deve l’aspetto attuale del complesso. La prima testimonianza degli interventi neomoreschi condotti da Ferdinando è del 1853.

Al 1863 risale la costruzione della Sala Bianca e al 1870 l’esecuzione della Galleria fra la Sala degli Specchi e l’ottagono del Fumoir. Il crescendo delle realizzazioni riguardava poi le Sale dei Pavoni, dei Gigli, delle Stalattiti, dei Bacili spagnoli, degli Amanti. In questi spazi ampi e concatenati, gremiti di nicchie, di angoli nascosti, di aperture, di affacciamenti in quota, di filari di colonne, di percorsi quasi labirintici, esplodeva la fantasia di un inesauribile campionario di capitelli, peducci, archi, portali, volte a ventaglio, cupole, pennacchi grondanti ricami; di rivestimenti con arabescate filigrane di gesso.

Il Panciatichi continuava a progettare nello stesso stile la Casa di Guardia nel Parco di Sammezzano, l’Antiporto di un Parco, Interni di due sale ed un Ricco cenotafio orientale (studi pubblicati fra il 1879 ed il 1885 sulla rivista fiorentina Ricordi di Architettura).

Nel 1889 veniva innalzata al centro della facciata l’aggettante torre-porta e decorati gli altri segmenti del prospetto con fasce marcapiano in mattoni congiunte alle cornici delle finestre e da motivi a losanga inseriti negli intervalli fra le aperture del secondo piano.

Il parco

Il parco della villa di Sammezzano, uno dei parchi più vasti della Toscana, è costituito da una grande ragnaia formata da una fustaia di leccio.

All’interno di questa e su terreno sottratto alla coltura agricola, alla metà dell’800 Ferdinando Panciatichi mise a dimora una quantità di generi esotici e rari (tra questi Sequoia sempervirens, Sequoiadendron giganteum e altre resinose americane, ancora visibili), ed abbellì il parco con manufatti di stile moresco: un ponte, una grotta con l’acqua (dentro alla quale esisteva una statua di Venere, ora rimossa), vasche, fontane e altre opere decorative in cotto (alcuni gruppi statuari furono successivamente trasferiti a Firenze, nel palazzo Ximenes di Borgo Pinti).

Da una relazione stesa nel 1890 da Maria Paolucci, figlia del Panciatichi, sappiamo che le sequoie vennero poste a dimora intorno al 1851, e che per il primo esemplare fu sborsata una somma assai ingente: al tempo in cui scriveva la Paolucci erano ancora in vita esemplari di soltanto 37 dei 134 generi botanici piantati dal padre. Tra questi Araucaria, Sequoia, Taxodium, Criptomeria, Biota, Thuja, Thuiopsis, Libocedrus, Taxus, Cephalotaxus, Cupressus (varie specie), Pinus, Abies, varie palme, Yucca, Quercus (di varie specie) oltre ad alcune piante di esclusivo interesse floricolturale.

Gran parte delle piante incluse nella relazione del 1890 non esistono più; altre sono state nuovamente poste a dimora e altri generi si sono aggiunti ai sopravvissuti. Di particolare rilevanza è il gruppo di sequoie giganti, forse il più numeroso in Italia: si tratta di 57 sequoie adulte (tutte alte più di 35 metri), una delle quali ha un tronco di circa dieci metri, un’altra di otto. Notevoli anche gli esemplari di cipresso di Lawson (uno dei più grandi è visibile dalla strada perimetrale inferiore del parco), esteso su un’area di circa 85 mq., riconoscibile per il colore argenteo della pagina inferiore delle foglie.

Lo stato attuale

Il Castello di Sammezzano è attualmente chiuso al pubblico e non visitabile. Dopo decenni di abbandono, contese legali e aste andate deserte, nell’aprile 2025 è stata omologata la proposta di concordato e l’intero complesso è stato assegnato alla famiglia Moretti. Nel maggio 2026 è stato annunciato il progetto di recupero dei giardini storici, affidato all’architetto fiorentino Tommaso del Buono, con l’obiettivo di restituire al parco il suo splendore ottocentesco unendo la tradizione botanica toscana alla sensibilità paesaggistica britannica.

Il castello era stato inserito nel 2015 nella Lista Rossa dei beni culturali in pericolo di Italia Nostra e nel 2016 aveva ottenuto il primo posto nel censimento FAI “I Luoghi del Cuore”, raccogliendo oltre cinquantamila voti. Per aggiornamenti sulla riapertura e sullo stato dei lavori è possibile consultare il sito savesammezzano.com.

Informazioni utili

Indirizzo

Località Sammezzano, 5, 50066 Reggello FI, Italy

Trasporti

Fermate Bus

  • Leccio (777 mt)

Dove si trova Castello di Sammezzano

Alloggi Castello di Sammezzano
Cerchi un alloggio in zona Castello di Sammezzano?
Clicca qui per vedere tutte le strutture disponibili nei dintorni di Castello di Sammezzano
Verifica disponibilità

Attrazioni nei dintorni