Cerreto Guidi

Cerreto Guidi, territorio di dolci colline tra il Montalbano e l'Arno, deve il suo nome ai conti Guidi, antichi signori feudali, che vi avevano edificato un castello, non lontano dal percorso della via Francigena.
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Cerreto Guidi, territorio di dolci colline tra il Montalbano e l’Arno, deve il suo nome ai conti Guidi, antichi signori feudali, che vi avevano edificato un castello, non lontano dal percorso della via Francigena, la via dei pellegrini e dei mercanti.

In un celebre disegno di Leonardo da Vinci (1503) è raffigurato il Castello di Cerreto Guidi; il disegno “fotografa”, in modo sintetico, ma verosimile, l’impianto urbano del borgo, che appare cinto dalla cerchia muraria trecentesca, caratterizzata da un andamento pressoché circolare e dalla presenza di otto torri.
Il gusto dell’ospitalità rende piacevoli da sempre i soggiorni tra queste colline coltivate a viti ed olivi: vi si producono viti DOCG e Cerreto Guidi a buon titolo fa parte dell’associazione “Citta del vino”. I vigneti solcano le colline punteggiate di belle fattorie, storiche ville e vaste coloniche. Nella campagna e presso i centri abitati minori, chiese e oratori testimoniano dell’antica devozione ai santi protettori, prima tra questi Santa Liberata, celebrata patrona di Cerreto Guidi. Per gli amanti della natura e gli appassionati di birdwatching, la possibilità di interessanti escursioni lungo gli itinerari suggeriti nel Padule di Fucecchio, vasta zona umida abitata da cospicue colonie di aironi e altre specie acquatiche che qui hanno trovato il loro habitat ideale.

L’antica chiesa di Santa Maria Assunta, sede dell’attuale parrocchia di Bassa, risulta esistente già nell’anno 998 con il titolo di Santa Maria de’Conflenti o Gonfienti, denominazione quasi certamente riferibile alla sua ubicazione di fronte alla confluenza dell’Elsa nell’Arno. La stessa chiesa è nominata anche nelle Bolle spedite da Innocenzo III (1198) a da Onorio III (1217) agli abati Vallombrosani di Fucecchio ai quali fu accordata in patronato fino all’anno 1257, quando tutti i diritti e pertinenze furono trasferiti alle Monache Clarisse di Gattaiola presso Lucca, la cui Badessa esercitò giurisdizione episcopale fino al 1622, anno di creazione della nuova Diocesi di San Miniato.

La chiesa parrocchiale di Gavena, della cui presenza nella pianura lungo l’attuale via provinciale Lucchese si trova rappresentazione sulle Mappe dei Capitani di Parte Guelfa, risulta registrata con il titolo di San Bartolomeo nel catalogo delle chiese della Diocesi di Lucca datato 1260 fatto di trovarsi proprio sul confine di una giurisdizione politica ed ecclesiastica.

La peste del 1631 colpì, a Cerreto e nelle terre vicine, in maniera grave, come un po’ dappertutto. Un centinaio di vittime venne seppellito in un luogo allora isolato e pochissimo abitato, ad evitare pericoli ed anche, riunendo molte vittime, per aver modo di portare ad essi in seguito il conforto di una visita e di una preghiera. Lazzeretto, come luogo di sepoltura degli appestati, nacque quindi come tale, prima ancora di divenire un nucleo abitato, ed oggi un centro attivo e popoloso con rilevanti interessi economici.

Documentata fin dall’alto Medioevo (X secolo) in uno dei più importanti punti nevralgici quali il passo dell’Arno della strada Romea, la pieve di Ripoli insieme con il castello di Colle della Pietra (quasi certamente situato sulla sommità di Poggio al Vento) costituiva un sito di controllo territoriale e viario. Nel 922 la pieve, dedicata a San Giovanni Battista e San Pietro, risulta distrutta per cause non conosciute.

Il nome Stabbia deriva dal latino “stabulum” col significato di “luogo adatto al pascolo” per la vicinanze delle terre umide del Padule di Fucecchio. Pochi documenti la ricordano nel lontano passato, se si eccettua una carta dell’aprile 1244 dell’Imperatore Federico II. La costituzione del nucleo abitativo di Stabbia è quindi piuttosto recente; ma l’importanza di quella zona non sfuggì ai Medici che intravidero in questo fertile lembo di terra la possibilità di vantaggiosi raccolti, di poderose cacce e proficue pésche. Il consolidarsi di questi interessi si manifestò nella costruzione di un Palazzo, edificato su una preesistente “casotta con torre” di proprietà dei Soderini successivamente al 1548. Cosimo I costituì a Stabbia una fattoria comprendente sei poderi con case da lavoratori, due fornaci, una casa al Porto di Stabbia che serviva per la raccolta del pesce ed altro. La chiesa di Stabbia, e la costituzione di una parrocchia autonoma rispetto a quella di Cerreto, risale al 1781 e ad anni immediatamente successivi.

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