Abbazia di Vallombrosa

L’Abbazia di Vallombrosa è situata proprio nella splendida Foresta creata e curata nei secoli dai monaci e dichiarata nel 1973 Riserva Biogenetica Naturale.
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L’Abbazia di Vallombrosa è situata proprio nella splendida Foresta creata e curata nei secoli dai monaci e dichiarata nel 1973 Riserva Biogenetica Naturale. Nel 1008 Giovanni Gualberto, nobile fiorentino, che si era da poco fatto monaco, lasciò con un compagno il monastero di San Miniato di Firenze, per trovare un luogo più isolato dove raccogliersi.

Dopo un incontro con San Romualdo, fondatore dell’eremo di Camaldoli, si recò in una località denominata “Acquabona” ove già si trovava un piccolo romitorio dove adesso sorge il monastero di Vallombrosa vennero costruite celle di legno per i nuovi adepti che raggiunsero Gualberto.
Nel 1015 i monaci elessero Gualberto a loro superiore, e nacque la nuova congregazione dei monaci vallombrosani, che seguì la regola di San Benedetto basata sul precetto “ora et labora”.

Nel 1036 iniziarono i lavori per la costruzione in muratura delle celle e dell’oratorio. Intorno al 1450 vennero eseguiti importanti ampliamenti: furono costruiti la nuova sacrestia e i locali del noviziato, e alla fine del XV sec. il complesso assunse le caratteristiche e l’aspetto attuali.
Nel 1529, dopo il saccheggio di Carlo V, venne elevata la torre di levante per difendere gli arredi e i libri più preziosi; nel XVII sec. fu costruito il muro che chiude il piazzale, e alla fine del XVIII sec. la grande vasca antistante l’Abbazia (usata per allevare trote e per la produzione del ghiaccio).

Il monastero, soppresso durante 1’epoca napoleonica, fu riaperto nel 1817 dal Granduca Ferdinando. Nel 1866 il neonato Regno d’Italia sfrattò i monaci e il monastero passò all’Azienda Forestale. I benedettini vi tornarono solo nel 1949.
La visita al monastero è assai interessante: l’imponente costruzione, dominata dall’alto campanile del ’200 e dalla torre, ha l’aspetto di un castello. Oltrepassato il cancello si ammira la bellissima facciata secentesca di Gherardo Silvani. Secentesca è anche la facciata della chiesa, che conserva però l’impianto medievale, pur se 1’aspetto attuale è caratterizzato da interventi barocchi.

Numerose le opere d’arte conservate nell’Abbazia: un bassorilievo robbiano nel vestibolo prospiciente il refettorio, le quindici tele di Ignazio Hugford nel refettorio, il coro ligneo della chiesa intagliato e intarsiato da Francesco da Poggibonsi. Intorno all’Abbazia, nella foresta, nei luoghi sacri più significativi legati a episodi prodigiosi della vita di Gualberto, si trovano cappelle e tabernacoli databili tra il XVI e il XVII sec.
I percorsi che portano a questi piccoli edifici religiosi offrono al visitatore molteplici occasioni di meditazione.

I monaci vallombrosani

formano un ramo dell’ordine benedettino; il loro nome deriva da Vallombrosa, luogo montano ad una trentina di chilometri da Firenze, dove il fondatore, san Giovanni Gualberto, si ritirò intorno al 1036 con alcuni compagni per vivere con rinnovato ardore l’originario spirito della regola di san Benedetto, dedicandosi alla preghiera, al lavoro, all’accoglienza dei pellegrini. Alla scelta di un’austera vita monastica, Giovanni Gualberto fu indotto da un evento miracoloso: raccolto in preghiera nella chiesa di San Miniato al Monte dinanzi al Crocifisso, dopo che aveva coraggiosamente perdonato l’uccisore del fratello, egli vide il Cristo piegare la testa in segno di approvazione.

Presto alla riforma monastica di Vallombrosa si unirono altri monasteri in Toscana e fuori, sotto la guida carismatica del Gualberto formando la Congregazione Vallombrosana riconosciuta ufficialmente dal Papa Urbano II nel 1090. Le origini della congregazione vallombrosana sono caratterizzate da una potente volontà di riforma, sia nei confronti della chiesa che del monachesimo e dal desiderio di vivere alla lettera la regola di San Benedetto.

La congregazione conobbe un lungo periodo di espansione che si mantenne fino al XVI secolo; poi iniziò il declino e nel 1866 il governo italiano decretò la soppressione generale degli ordini religiosi. Intanto, la comunità monastica si era trasferita a Pescia, dove rimase fino al 1949. Fu soltanto nel 1961 che poté rientrare nel monastero di Vallombrosa, la cui proprietà è tuttavia rimasta allo Stato.

Informazioni utili

Indirizzo

Via S. Benedetto, 2, 50066 Reggello FI, Italia

Contatti

TEL: +39 055 862251

Orari

    Aperto tutti i giorni dalle 06:30 alle 19:00

Trasporti

Fermate Bus

  • Vallombrosa Abbazia (23 mt)

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