Scansano

Scansano, immersa nella Maremma grossetana, si trova su una dorsale montuosa che costituisce lo spartiacque tra i fiumi Ombrone e Albegna.
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Scansano, immersa nella Maremma grossetana, si trova su una dorsale montuosa che costituisce lo spartiacque tra i fiumi Ombrone e Albegna.
E’ stata considerata fin dall’antichità luogo salubre e di villeggiatura, al punto che sotto Leopoldo II gli uffici del Comune di Grosseto, capoluogo della provincia maremmana, d’estate vi si trasferivano per la cosiddetta “estatura” in modo che gli impiegati e le loro famiglie potessero sfuggire ai rischi della malaria.
La cittadina offre bellissimi panorami sia sul versante del mare, sia sul versante del monte Amiata.
Il suo territorio fu nel Medioevo diviso fra l’influenza senese e quella degli Aldobrandeschi.
Nel XIV secolo fu inserito nella contea di Santa Fiora che nel 1439 passò alla famiglia Sforza, sotto la cui signoria rimase fino al 1633, quando entrò a far parte del Granducato mediceo.

Oltre che contare sulle risorse agricole, in particolare sulla vite, Scansano ha svolto, fin dal Settecento, un ruolo di una certa rilevanza nell’industria estrattiva, essendo attive fino a epoca recente miniere di mercurio, antimonio, zolfo e lignite.
La chiesa di San Giovanni Battista, di origine medioevale e trasformata in collegiata nel 1630, venne rinnovata nella prima metà del Settecento e decorata con raffinati ornati in stucco.

Il santuario della Madonna delle Grazie, più nota come “Madonna della Botte”, sorse, all’inizio del Seicento, come Oratorio per custodire una tela mariana che era stata particolarmente prediletta dalla comunità moresca presente a Scansano dalla seconda metà del Cinquecento: erano infatti assai numerosi, sulla costa, i cosiddetti ‘africhielli’, nati da madri maremmane e da padri turchi dopo l’ondata di razzie che avevano sconvolto le aree di Talamone, dell’Isola del Giglio e di Cala di Forno tra il 1535 e il 1543.

Tali persone, generalmente abbandonate dalle madri in tenera età, organizzate in piccole e coese comunità, fuggirono dopo il passaggio delle fortezze maremmane alla dominazione spagnola, nel 1559, per evitare di essere catturate e vendute come schiavi, come volevano le disposizioni di Filippo II. Una nutrita colonia di questi esuli trovò riparo proprio nelle terre di Scansano dove fu benevolmente accolta dagli abitanti del luogo, tant’è che una delle confraternite locali commissionò il dipinto della Madonna del Soccorso (poi detta della Botte o degli Affrichelli) per farne dono ai profughi che lavoravano come braccianti agricoli nelle vigne di Scansano.

Secondo la leggenda di fondazione dei santuario alcuni di questi vignaioli, intenti a lavare le botti appena fuori dal paese, avrebbero rinvenuto in una di esse l’immagine, episodio che, subito circondato dall’aura del prodigio, iniziò a richiamare devoti e pellegrini.
L’icona mariana trovò un’onorata collocazione nella Chiesa della Madonna delle Grazie mercè l’impegno delle devote appartenenti alla confraternita di Sant’Antonio Abate, dette “Le Scalzine”, che nel primo cinquantennio del Seicento si adoperarono per raccogliere elemosina e donativi sufficienti a erigere la chiesa e a dotarla di un proprio rettore. L’icona fu oggetto di una gran devozione popolare tanto che l’edificio che l’accoglieva venne rinnovato nel 1830 e poi ampliato nel 1862-1867 dall’ingegnere Luigi Vannucci, anche a causa di un’esondazione che l’aveva gravemente danneggiato.
A Murci, la chiesa di San Domenico fu eretta alla metà dell’Ottocento. A Montorgiali, un settecentesco oratorio dedicato a San Giorgio è ancora oggi meta di una cerimonia folklorica nella quale si rievoca il combattimento di San Giorgio con il drago eponimo delle insalubri terre maremmane.

Convento di Petreto

Il Castello di Petreto comparve una prima volta in scritture del 1274, in occasione della divisione tra i due rami dei Conti Aldobrandeschi e fu sottoposto alla signoria dei Conti del ramo di Santa Fiora.
Trasformato in oratorio dei frati Francescani, fu sottomesso alla Repubblica di Siena nell’anno 1339.
Sembra che l’oratorio abbia ospitato San Bernardino da Siena nel 1422.Nel 1507 il Conte Guido Sforza aprì il Convento con relativa Chiesa dedicata a San Pietro al Petreto.
La parte conventuale è attualmente proprietà privata mentre la Chiesa è parte del patrimonio parrocchiale di Scansano.

Zona archeologica Ghiaccio Forte

L’insediamento Etrusco del Ghiaccio Forte fu individuato nell’anno 1973 a seguito di saggi di scavo che, oltre a larghi tratti della cinta muraria, misero in luce anche strutture della pianta urbana.Le successive, anche se brevi campagne di scavo, l’ultima delle quali risalente all’anno 1981, hanno consentito di accertare la distruzione dell’abitato a seguito di incendio, l’individuazione di una stipe votiva ricca di reperti in bronzo e in terracotta, l’identificazione di un forno fusorio, la localizzazione di tre porte di accesso all’abitato ed alcuni vani di abitazione.

Castello di Montorgiali

Le prime notizie del Castello e Corte di Montorgiali si hanno in una bolla di Clemente III^ dell’anno 1188 diretta al Vescovo di Grosseto.
Il Castello, di aspetto possente data la sua struttura a facciavista, fu costruito in vetta ad un poggio e presenta ancora oggi importanti finestre ad arco e mensole di piombatoi ormai spariti.
Il Castello ed il Borgo seguirono le vicissitudini derivanti dalle ostilità fra gli Aldobrandeschi del ramo di Santa Fiora e la Repubblica di Siena.
I Conti di Montorgiali, dapprima Vassalli degli Aldobrandeschi, nel 1224 si schierarono con Siena e sostennero costose guerre che li costrinsero, per fronteggiare le spese, a cedere diritti di alcuni beni fra i quali Castiglioncello e relativo distretto.
Nell’anno 1378 Montorgiali fu venduto alla Repubblica di Siena.
Il Castello di Montorgiali, trasformato in abitazioni, è proprietà privata.

Castello di Montepò

Il Castello di Montepò, la cui originaria edificazione ad opera del nobile senese Roberto Sergardi, è della prima metà del secolo XIV^, dista da Scansano circa 7 Km.
Montepò è in effetti una fattoria fortificata ovvero, castello-recinto che, nel corso degli anni è stato oggetto di ampliamenti tali da fargli assumere l’attuale pianta rettangolare munita di 4 torri, una per ciascun angolo.
L’accesso nell’ampio cortile interno è ubicato sul lato sud-ovest ed era protetto, a suo tempo, dalla soprastante caditoia a camino e da due balestriere che si aprono sulle due torri laterali all’ingresso.
Il Castello di Montepò, di recente completamente restaurato, è proprietà privata.

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