Itinerari dell’Olio extravergine in Toscana

Vi proponiamo alcuni itineari alla scoperta dell'olio extravergine d'oliva nelle Terre di Siena.
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Olio extravergine d’oliva DOP di Siena

Itinerari alla scoperta delle Terre di Siena suddivisi in aree che presentano caratteristiche affini o di particolare interesse.
Cercando i produttori di olio DOP, tenete presente un itinerario, oppure passate liberamente da uno all’altro: ciò che conta è scoprire angoli nuovi della terra di Siena, attraverso strade che non sempre sono le più dirette e le più note, ma che conducono a luoghi unici.

Monteriggioni e Val d’Elsa

A nord di Siena, Monteriggioni, castello medievale pressoché intatto, ci appare ergersi ancora come un baluardo, oggi non più contro i secolari nemici della Repubblica di Siena, ma contro il tempo. Diceva già Dante che “… in su la cerchia tonda Monteriggioni di torri si corona” parlando della cinta muraria che ci è giunta intatta, anche se presenta torri di proporzioni insolite per una costruzione medievale: esse furono infatti abbassate nel ‘500, per adeguarsi alle necessità imposte dall’artiglieria e dalle armi da fuoco.

Una cintura di ulivi accentua lo stacco tra la compattezza difensiva del sito e l’amenità della campagna circostante. Forza e dolcezza del resto sono il secolare binomio che caratterizza la campagna toscana. Nella sua singolarità Monteriggioni rimanda alla particolarità della sua costruzione. Castello di frontiera fra i possedimenti di Firenze e di Siena, spesso contesa fra le due, ci lascia immaginare ancora oggi la vita di una guarnigione arroccata a sorveglianza di un territorio ambito.

L’abitato di case basse, all’interno della cinta di quattordici torri, è interrotto da piazzette, piccole corti, orti. Sulla piazza, la Pieve del 1219, con la sua facciata di travertino e pietra serena, aggiunge una grazia austera al luogo che ha mantenuto l’impronta della funzionalità militare. Poco più di 40 abitanti presidiano la vita reale, dispensando la magia di un’atmosfera fuori dal tempo.

Scesi dalla collina di ulivi di Monteriggioni, il nostro itinerario attraversa la Val d’Elsa, territorio carico di storia perché già evocato da personaggi quali Dante e Boccaccio, che vi nacque e vi visse a Certaldo, e perché teatro, fra l’altro, dello storico scontro che a lungo oppose Firenze a Siena. Poco distante, Abbadia a Isola.
Il piccolo borgo medievale costruito accanto all’abbazia cistercense (sec. XI, rimaneggiata nel XVIII), offre suggestivi scorci sulla campagna circostante e su Monteriggioni stesso.

Colle Val d’Elsa è formata da due centri: Colle Bassa e Colle Alta. La prima, di epoca moderna e contemporanea, si coglie nel suo spirito arrivando nella vasta piazza centrale, che ci racconta di mercati e di fiere. Città di produzioni e di commerci Colle, celebre per i suoi cristalli.

Le botteghe meritano una visita, magari nella parte alta, medievale, a cui si accede dall’arco dominato da palazzo Campana. La via di Castello, anche questa in salita, va percorsa con un occhio attento agli edifici che la fiancheggiano, palazzi e case torri, fino al duomo rinascimentale. Colle è una città vera, dinamica. La campagna circostante, il paesaggio, in un certo senso sono lontani.

Non sarà quindi una perdita di tempo sull’itinerario se vorremo visitare almeno uno dei tre musei più importanti della città: il Bandinelli, archeologico, il Museo d’Arte Sacra, nel palazzo vescovile, o anche il Museo Civico, nel palazzo dei Priori, dalla facciata riccamente decorata. Non saremo delusi. Poggibonsi, il cui centro storico ha sofferto di gravi distruzioni nell’ultimo conflitto mondiale, conserva una fortezza medievale. Imponente complesso architettonico di origini altomedievali, ha subito numerose evoluzioni nei secoli.

Di notevole interesse è il recente recupero archeologico dell’area, inserita in un articolato e ricco progetto di parco, innovativo per le proposte e per le soluzioni con cui viene illustrata l’evoluzione storica del sito, quali la prevista ricostruzione del villaggio altomedievale.

Dirigendosi verso San Gimignano, nello spirito che caratterizza questi itinerari, non prendiamo la strada principale, ma passiamo per la basilica e convento di San Lucchese. Fu San Francesco in persona a portare sulla via della santità un abitante del posto chiamato Lucchese, nonché sua moglie, il quale, sepolto nella chiesa che sarebbe presto diventata basilica, diede il nome allo splendido complesso. L’interno, di straordinaria ricchezza, presenta opere tra gli altri artisti di Giovanni della Robbia, Bartolo di Fredi, affreschi di Cennino Cennini e Taddeo Gaddi.

San Gimignano e Certaldo

L’itinerario che ci attende poi per raggiungere San Gimignano non lo dimenticheremo facilmente, soprattutto nella sua parte finale, quando la città comincia ad apparirci alle svolte della strada, con le sue torri che, per quanto sappiamo superstiti di un numero molto più importante, ci appaiono comunque folte. Proviamo a scoprire il centro storico, vasto e degno di una vera città, se teniamo conto dell’epoca in cui è sorto, innanzitutto sperdendoci nelle vie laterali e da queste arrivando alle due arterie principali.

Saremo ricompensati dagli insoliti scorci architettonici che si apriranno al nostro sguardo. Oppure, entrati dalla Porta San Giovanni, percorriamo la via dallo stesso nome, sentendoci uno dei tanti viandanti che per secoli ci hanno preceduto. I palazzi che fiancheggiano la strada ci riportano facilmente indietro nel tempo: i resti della chiesa romanico-pisana di San Francesco, le case torri del Duecento, la torre Cantagalli, il palazzo Pratellesi… per finire all’arco dei Becci, fiancheggiato dalla torre del palazzo Becci e dalla torre Cugnanesi.

Siamo alla piazza della Cisterna, immersi più che mai nel Duecento e nel Trecento. Possiamo scegliere fra il continuare la nostra visita all’esterno, nel nostro gioco di visitatori di un’altra epoca e lasciandoci trasportare dalle fantasie che quanto ci circonda può suscitare in noi, oppure nel soffermarci su uno o più dei gioielli artistici che troviamo dovunque. Se siamo alla ricerca di atmosfere, non tralasciamo una visita all’oratorio di San Giovanni, dove un’Annunciazione dolcissima, attribuita al Mainardi (1482), ci sorride da sopra il trecentesco fonte battesimale di Giovanni di Cecco, per entrare poi nella Collegiata. Ci ritroviamo circondati dagli affreschi dei maestri più famosi del Trecento e del Quattrocento italiano: Lippo Memmi, Bartolo di Fredi e Domenico Ghirlandaio.

Possiamo ammirarli con l’occhio della critica che li situa fra le maggiori opere di quel periodo, oppure solo osservarli con la curiosità di un visitatore dei nostri giorni che riscopre nei particolari più nascosti – una coperta, un vaso, un atteggiamento – un legame con dei nostri simili vissuti più di sei secoli fa. Il contesto legittima queste fantasticherie.

Fuori dalla città ci attende una campagna lussureggiante e coperta di vigne e di olivi. Dopo aver cercato di cogliere ancora qualcuna delle magiche atmosfere che San Gimignano continuamente regala, percorrendo la via fuori le mura, e scendendo magari fino alle antiche fonti, riprendiamo la strada in direzione di Certaldo, ai limiti del Senese e ormai in terra fiorentina.

Sul percorso, meritano una sosta il seicentesco santuario a Pancole, così come i resti di un’abbazia romanica (sec. XI) a Badia a Elmi. Giungendo a Certaldo, che già appartiene alla provincia di Firenze, vale la pena entrare nel centro storico alto, con i suoi bei palazzi medievali e il ricordo di Boccaccio che ci si ripresenta più volte nella nostra passeggiata.

Da Buonconvento a Monteoliveto, passando da Pieve a Salti e San Giovanni d’Asso

Un itinerario insolito ma di grande emozione. La strada inizialmente offre la visione della Val d’Orcia fino all’Amiata quale poteva essere nei secoli scorsi. L’incantevole scenario viene poi mosso da rocce e dirupi, diventando simile ai paesaggi che fanno da sfondo in molti quadri del primo Rinascimento.

San Giovanni d’Asso appare raccolta attorno al castello (sec. XIII-XIV), quasi a guardia dell’accesso alle “crete senesi”. Non manchiamo San Pietro in Villore, romanica, raccolta, preziosa di purezza. Proseguiamo per Asciano, attraverso Chiusure. Questa è una strada da percorrere adagio, cogliendo i particolari vicini e lontani che si svelano ad ogni dosso, ogni curva. Le “crete” sono uno dei paesaggi che più hanno colpito nei secoli i viaggiatori, a seconda dei periodi incantati o addirittura disturbati da questo insolito territorio. Seguendo poi a sinistra l’indicazione per Monteoliveto, tutto cambia improvvisamente: tra le pareti fragili, sopra voragini che sembrano voler inghiottire le dolci ondulazioni delle colline, emerge l’abbazia avvolta dal verde cupo degli alberi secolari. Gli impressionanti calanchi introducono all’atmosfera del sito.

Il silenzio fa parte del fascino del luogo scelto dall’ordine olivetano per erigere il complesso monastico (1313), che per secoli ha accolto i figli delle migliori famiglie senesi. Colpiscono l’architettura solenne e austera, i magnifici stalli intarsiati all’interno della chiesa, il chiostro affrescato da Luca Signorelli e dal Sodoma, la biblioteca. La presenza dei monaci, cordiale e discreta, ne fa un luogo vissuto, una sosta che riporta alla rigenerante dimensione dello spirito. Ritorniamo verso Asciano, deviando subito a destra per Trequanda, attraverso le fantastiche “crete”.

Percorso privilegiato, appena punteggiato da qualche podere dai colori della terra di Siena. La diversità delle stagioni è qui una dimensione da assaporare. La lucentezza degli ulivi, le sfumature dei cieli, la presenza stessa dell’uomo, rivelata ora da una scala nella stagione della raccolta, ora dall’abbaiare dei cani, ora dal fumo pigro cha sale da qualche camino, ci ricordano che il tempo può scorrere con ritmi armonici.

Trequanda si presenta raggruppata intorno alla sua torre tonda e rassicurante. Nel minuto centro storico, una piazzetta: la normalità della bellezza dell’insieme è interrotta dalla facciata a scacchiera in pietra ocra e bianca della piccola chiesa romanica. È un gioiellino: memoria più che monumento, opera di lavoro più che capolavoro, che però ha il dono di riportarci all’atmosfera di quei tempi in cui anche alla casa di Dio si andava per forza e per amore.

Continuando con meta Pienza, entriamo nel piccolo centro di Montisi, esempio ben conservato di vita in un tipico borgo del Senese. L’enorme grangia fortificata all’entrata ricorda la ricchezza dello Spedale senese di Santa Maria della Scala, basata su vaste proprietà in campagna. Le chiese del borgo, come quella dell’Annunziata, conservano splendide opere di scuola senese ed un piccolo ma significativo museo della locale Confraternita, che per secoli si è occupata elle esequie dei defunti.

Proseguiamo la strada per Castelmuzio, paese che si direbbe sperduto e presenta da un lato angoli urbani da idillio toscano, dall’altro, la maestosa pieve romanica di Santo Stefano a Cennano (origine sec. IX). Quindi arriviamo a Sant’ Anna in Camprena, solitario monastero (1324) che nel refettorio presenta importanti affreschi del Sodoma, restaurati. Intorno, l’arte continua nel paesaggio. Arriviamo a Pienza. Nata dall’ambizioso sogno di un suo cittadino diventato papa, Pio II Piccolomini (1405-1464), Pienza doveva rappresentare la città ideale del Rinascimento.

La morte del papa interruppe il sogno, ma rimasero ben cinquantamila fiorini che permisero a Bernardo Rossellino di innalzare in pochi anni (1459-1462) intorno alla piazza principale il duomo ed i palazzi, familiare ed episcopale, dei Piccolomini. La visita è di rigore: passando dal duomo al palazzo e al suo giardino, la perfezione dei rapporti spaziali induce reali sensazioni di benessere fisico. A tutte le ore la piazza emana il fascino palpabile della città ideale che avrebbe dovuto essere.

Le sere d’estate risuona gaia delle grida dei bambini sul loro terreno privilegiato di gioco. Intorno, sui gradini di pietra e ai tavolini del caffé, dove si sono seduti persone famose in incognito e persone qualunque, gli uni affascinati da tanta bellezza, gli altri abituati, gli adulti si scambiano le chiacchiere di fine giornata, con quella musica che la “favella senese” fa risuonare anche ad orecchie a cui l’italiano risulta incomprensibile. Percorsa la via principale, bisogna perdersi nelle vie laterali soffermandosi sui particolari: i fiori su una scala, una vetrina di bottega, un cortile, un cornicione… Percorrendo questo museo a cielo aperto della vita nella prima città ideale della storia, entriamo anche nel museo coperto: nella nuova sede ristrutturata del palazzo vescovile, ospita una raccolta ricchissima di opere legate alla storia di Pienza.

La strada che consigliamo per Monticchiello è una diramazione che scende sulla sinistra, immediatamente uscendo da Pienza in direzione di Spedaletto, Bagno Vignoni. L’assenza di asfalto obbliga all’andatura giusta per assaporare lo snodarsi di questo itinerario che è stato definito un patrimonio da conservare in tutta la sua rarità. I poderi ed i cipressi disseminati magicamente, il gioco di orizzonti vicini e lontani, gli odori ed i profumi che in qualunque stagione ci circondano, fanno venir voglia di percorrere un tratto a piedi per approfittarne pienamente. A Monticchiello, prima ancora di varcare la porta delle mura, godiamo del panorama che spazia sulla Val d’Orcia. I profili di Radicofani, San Quirico, Montalcino, l’Amiata… si delineano all’orizzonte.

La cinta duecentesca racchiude un borgo senza emergenze monumentali, ma non certo privo di grande fascino. Si raggiunge l’apice della bellezza paesaggistica sul percorso da Monticchiello verso Spedaletto. Questo tratto di strada andrebbe fatto con un mezzo lento, perché il desiderio di fermarsi ad ammirare diventa irresistibile.
Questi sono itinerari incompatibili con la velocità, quindi facciamo questa strada comunque, ogni volta che è possibile. Risalire per dirigerci a Montepulciano sarà solo un piacere raddoppiato.

Montepulciano fronteggia Pienza dall’altra parte di una valle, un tempo palude, che a lungo divise i territori dello stato di Siena dalla fiorentina Montepulciano. L’appartenenza fiorentina è del resto evidente al primo colpo d’occhio scendendo da porta al Prato verso la piazza Grande, in cui domina il duomo circondato da imponenti palazzi. Le chiese e palazzi che bordano le vie in discesa permettono di spaziare dallo stile gotico, al rinascimentale, al barocco. Riconosciamo la mano di insigni artisti ed architetti nelle facciate e negli interni, da Michelozzo (l’architetto preferito di Cosimo I de’ Medici), ad A. Pozzo, ad Antonio da Sangallo il Vecchio.

L’Olio dei Monti Pisani

Uno dei prodotti tipici della zona che si estende lungo i Monti Pisani è l’olio d’oliva, famoso per la sua qualità che nasce dai favori di un clima e di un terreno particolarmente adatto a fare di questo olio uno dei più pregiati della penisola.

La Strada dell’Olio dei Monti Pisani scorre lungo la via pedemontana, attraversando i comuni di Vecchiano, San Giuliano Terme, Calci, Buti e Vicopisano, tra terrazzamenti coltivati a olivi, frantoi, agriturismo immersi nel verde e ville signorili.

Soprattutto il versante marino dei Monti Pisani è caratterizzato da piccoli terrazzamenti su cui si coltivano, fin dal Medioevo, gli ulivi prevalentemente di qualità detta “frantoio”, dal colore verde-dorato.
La produzione dell’olio pisano avviene tramite un’attenta selezione delle olive che vengono colte a mano, direttamente dalla pianta e frante “in loco”, senza attendere il naturale processo di maturazione.
Le olive vengono raccolte nelle tradizionali reti arancioni e quindi portate al frantoio per la spremitura meccanica, senza subire alcuna raffinazione chimica che ne alteri la genuinità.

Il sapore viene meglio apprezzato a crudo, direttamente sulla bruschetta (detta anche fettunta o crogiantina). L’olio dei Monti Pisani, riconosciuto come menzione geografica aggiuntiva dell’olio extravergine d’oliva toscano a denominazione d’origine protetta, presenta un colore giallo con toni verdi, un odore fruttato leggero e un sapore fruttato con leggera percezione di piccante e intensa sensazione di dolce. Tra autunno e fine anno si tengono molte mostre mercato, sagre dell’olio, della castagna e dei funghi in diverse località dei Monti Pisani.

Itinerario dell’Olio dei Monti Pisani

Lungo tutto il percorso che faremo il paesaggio è un’alternanza di pianure, colline e rilievi montuosi. Tutta la zona è ricca di sorgenti e di grotte scavate nel calcare. Potremmo scoprire vari ritrovamenti archeologici che testimoniano insediamenti romani ed etruschi per non parlare dei borghi di origine medievale.

Attraversando i paesi Calci, Capannori, San Giuliano Terme, Vicopisano, Buti, possiamo incontrare ville signorili che ricchi Pisani e Lucchesi fecero costruire come residenze estive, per i borghi invece ci possiamo trovare davanti a pievi romaniche e chiese. I frantoi, antichi o moderni che siano, caratterizzano anch’essi il paesaggio, come pure le aziende agrituristiche che offrono al turista grande ospitalità.

Il clima mite e spesso soleggiato è perfetto per le escursioni di vario genere: passeggiare a cavallo, pedalare in mountain bike lungo le piste ciclabili o con la bici da corsa scalare le salite, oppure fare un salutare ed entusiasmante percorso di trekking.
I paesi, collegati naturalmente da strade moderne, sono uniti fra loro anche da un’antica rete viaria medievale formata da mulattiere, vie carraie e sentieri che da secoli permettono di, appunto, collegare tutto il territorio.

Iniziamo il percorso partendo esattamente dal comune di Calci situato in ValGraziosa, questo è il nome che ha preso dal 1366 (prima era Valle Buia) e cioè da quando fù costruita l’imponente Certosa. Fino agli anni ’70 (del XX secolo) era abitata dai frati certosini ma adesso è sede del museo storico-artistico e del museo di storia naturale e del territorio.
Al centro del paese troviamo la pieve romanico-pisana, mentre tutt’intorno, lungo le pendici del monte, è un susseguirsi di antiche ville, resti di mulini (ormai perfettamente intatto e visitabile, rimane un solo mulino: il Gangalandi), monasteri e chiese.
Costeggiamo ora il torrente Zambra, che ci porta fino al monte Serra lungo una strada panoramica, da qui essendo il monte più alto del complesso montuoso, possiamo ammirare il mare e nelle belle giornate, le isole dell’arcipelago toscano.

Proseguendo verso S. Giuliano Terme giungiamo al borgo di Agnano, dove troviamo una tra le più antiche ville della Toscana, la villa Medicea che fù di Lorenzo il Magnifico.

Giunti ad Asciano possiamo vedere l’acquedotto mediceo che percorre tutta la pianura, fino a Pisa. Siamo così arrivati a San Giuliano Terme che con gli Asburgo Lorena, nel ‘700, ha conosciuto il massimo splendore, e che comunque ancora oggi vede l’uso delle sue salutari e rinomate terme in continuo aumento.

Continuando poi lungomonte, dopo essere passati da Rigoli, Molina di Quosa, e Pugnano, ci troviamo a Ripafratta che Segna tutt’ora il confine tra i territori di Pisa e Lucca.
Proprio per questo fù costruita la Rocca, visibile sopra il paese, che funzionava come sistema difensivo a questo importante punto di controllo delle vie di comunicazione.

Nelle vicinanze anche Vecchiano ebbe una certa importanza difensiva e di presidio, essendo anch’esso dotato di un Castello sovrastante il paese, divenuto poi un monastero e oggi chiesa, anche questa, zona di oliveti.
Nel tratto di monte tra Ripafratta ed Agnano possiamo ammirare le pievi romaniche di San Giovanni, Santa Maria a Pugnano e San Marco a Rigoli oltre a diverse ville risalenti al XVIII – XIX secolo.
Se invece da San Giuliano prendiamo la strada panoramica arriviamo al “foro” che ci porta in territorio lucchese. Il foro, costruito nel 1927 assieme alla strada, segue l’antico tracciato che, con il passo di Dante, era il valico più basso del monte pisano.

Caratterizzato da meravigliose colline che permettono di produrre ottimi vini e soprattutto olio di oliva, Capannori si estende dai monti pisani, posizionati a sud del comune, fino all’altopiano delle Pizzorne a nord, ed è formato da vari borghi e paesi altomedievali.
Sparse sul suo territorio possiamo trovare molte torri campanarie e di avvistamento soprattutto nella parte a sud, quella di Pieve di Compito, Colle di Compito, Castelvecchio di Compito, S. Andrea di Compito, Ruota, S. Ginese, Quamo e Vorno.

Invece nella parte a nord e cioè quella di Segromigno in monte, S. Gennaro, Gragnano, S. Andrea in Caprile, Petrognano, Matraia, Camigliano e Tofori troviamo varie ville monumentali.
Proprio a S. Andrea di Compito ogni anno (ultimi tre fine settimana di marzo) si svolge la manifestazione famosa in tutta Italia, “Antiche Camelie della Lucchesia” dato che qui da secoli proprio la camelia cresce rigogliosa.
In questa zona la coltivazione di olio e vino è nota già dal XI secolo, e nel ‘400 questi prodotti erano famosi in tutta Europa e graditi anche da Papi e Granduchi.

A Guamo possiamo ammirare l’acquedotto del Nottolini che portava l’acqua a Lucca. Dal compitese prendiamo la pedemontana sulle pendici orientali del monte ed arriviamo a Buti che, di origini antichissime, più volte è stato distrutto e ricostruito.

Il paese è sovrastato dal Castel Tonini che, assieme ad abitazioni e palazzi del XVI e XVII secolo, Pievi e chiese, mantiene le caratteristiche del borgo medievale.
Anche qui si produce un ottimo olio di oliva e si lavora il castagno sia come artigianato (canestri e cesti) sia come prodotto alimentare.

Lasciamo Buti e proseguiamo per la via che attraversa Castel di Nocco, arriviamo cosi nel comune di Vicopisano, antico borgo con ancora edifici medievali.
Entriamo nel borgo dall’unica porta medievale rimasta, la torre delle quattro porte; possiamo poi ammirare la rocca progettata dal Brunelleschi, il palazzo pretorio, il palazzo comunale e le torri delle domus medievali ancora intatte.
Fuori delle mura troviamo la pieve di S. Maria (XII sec.) e a qualche chilometro dal centro le pievi di S. Jacopo e di S. Andrea.

Da Vicopisano, attraverso i boschi c’è una strada che ci porta alla rocca della Verruca, e proprio lungo questa strada troviamo i ruderi dell’abbazia di S. Michele Arcangelo e il complesso monastico del romitorio.
La rocca della Verruca, che domina la pianura pisana fino al mare, aveva una importanza strategica e fu riedificata su progetto di Leonardo da Vinci dopo la conquista fiorentina.
Varie sono poi le frazioni con le loro peculiarità, l’oratorio del Castellare di S. Giovanni alla Vena, lo stabilimento termale di Uliveto Terme, la pieve di S. Giulia a Caprona.

E da Caprona, con la sua torre, ci immettiamo nella vallata di Crespignano dove sono situate alcune frazioni di Calci, come Montemagno, Castel Maggiore ed il monastero di Nicosia (XIII sec.) che è a ridosso del costone verrucano, costituito dalla durissima pietra con cui sono state realizzate le macine di tutti i frantoi della zona.

Approfondimenti

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