La Toscana è la terra dei Medici, del Duomo di Firenze e della Torre Pendente di Pisa, luogo d’arte e cultura, ma è anche terra fertile e rigogliosa, famosa nel mondo per l’eccellenza dei suoi vini. Filari di uve pregiate crescono sulle dolci colline, tra splendidi paesaggi e antiche vie che diventano veri itinerari da percorrere per chi desidera perdersi tra colori e tradizione gastronomica locale.
Le Strade del Vino di Toscana, insieme a quelle dei Sapori, rappresentano uno dei percorsi più interessanti per scoprire gli angoli meno conosciuti del territorio: ville e casali, fattorie e cantine dove degustare le migliori etichette. Vedere dove crescono le uve più famose al mondo, conoscere le tecniche di produzione, avventurarsi nelle fattorie e assaporare i prodotti del territorio significa anche conoscere più da vicino la gente di Toscana, la sua ospitalità e le sue tradizioni.
Un ideale filo rosso unisce i vigneti dei Colli di Candia e della Lunigiana a quelli di Montecarlo, i rossi della Strada del Chianti Rufina e Pomino a quelli della Strada Medicea di Carmignano. Percorsi attraverso paesaggi mutevoli e panorami indimenticabili, come quelli che si godono attraversando le colline pisane o i colli fiorentini, raccontano i loro prodotti famosi in tutto il mondo. Come non perdersi a San Gimignano tra torri e Vernaccia, o nella Montagna Pistoiese tra ricotta e le delizie della tradizione gastronomica?
Gli itinerari che uniscono il piacere dell’arte alla scoperta di borghi storici, tra tradizione e degustazione, sono molteplici ed eterogenei e spaziano da un lato all’altro del territorio. Dal mare, con le prelibatezze della Costa degli Etruschi o della Maremma, alle campagne di Montespertoli o di Montepulciano e delle loro celebri etichette. Le strade che portano da Siena ad Arezzo parlano del vino, del sapore corposo dei suoi rossi, mentre i filari di olivo nel Montalbano, i marron glacés di Marradi nel Mugello e i borghi del Casentino e dell’Amiata portano verso un pezzo di Toscana inedito, fatto dei frutti della terra, di agricoltura e di ospitalità autentica.
Percorrere le Strade del Vino toscane non significa soltanto guidare tra vigneti e cantine: significa soprattutto fermarsi e degustare. La maggior parte delle aziende aderenti ai circuiti ufficiali offre sessioni guidate con enologo, durante le quali si impara a riconoscere profumi, colori e struttura di ogni etichetta. Alcune fattorie propongono percorsi verticali, ovvero degustazioni di annate diverse dello stesso vino, strumento prezioso per capire come il territorio cambia nel tempo.

Il Brunello di Montalcino è probabilmente il vino rosso italiano più celebre al mondo. Nasce interamente da uve Sangiovese — chiamato localmente Brunello — nel solo comune di Montalcino, in provincia di Siena, su circa 2.000 ettari delimitati dalle valli dei tre fiumi Orcia, Asso e Ombrone. La sua storia moderna prende avvio nell’Ottocento grazie agli studi di Clemente Santi sul clone del Sangiovese Grosso e, soprattutto, all’intraprendenza del nipote Ferruccio Biondi Santi, che ne intuì il potenziale di longevità eccezionale. Nel 1980 il Brunello è stato il primo vino italiano a ottenere la DOCG, massimo riconoscimento di qualità previsto dalla normativa italiana, e da allora la sua fama non ha fatto che crescere tra gli estimatori di tutto il mondo.
Il vino si caratterizza per un colore rosso rubino che con gli anni vira al granato, un profumo intenso e complesso con note di sottobosco, frutti di bosco, spezie e vaniglia, e un palato elegante, corposo e vigoroso, con tannini integrati e una lunghissima persistenza aromatica. Il disciplinare prevede un invecchiamento minimo di cinque anni prima della commercializzazione — di cui almeno due in botte di legno e quattro mesi in bottiglia — che sale a sei anni per la Riserva. Questa caratteristica lo rende un vino da meditazione e da abbinare alle grandi carni rosse, alla cacciagione e ai formaggi stagionati come il Pecorino di Pienza. Il Rosso di Montalcino DOC, prodotto con le stesse uve ma con affinamento più breve, è l’alternativa più accessibile per avvicinarsi alla denominazione senza attendere le grandi annate.
Con oltre 200 produttori attivi nella denominazione, la scelta è vasta e articolata. La Fattoria dei Barbi — fondata dalla famiglia Colombini nel 1352 e produttrice di Brunello dal 1892 — è la cantina più storica e la prima ad aver esportato questo vino negli Stati Uniti e in Asia. Le visite guidate tra botti e bottiglie centenarie si concludono con una degustazione curata dallo staff e l’accesso allo shop aziendale. La Cantina Col d’Orcia, conduzione biologica e biodinamica, accoglie visitatori tutto l’anno dal lunedì al sabato: il percorso include una passeggiata nel parco naturale della tenuta, il tour della cantina e una degustazione guidata.
La Cantina Capanna, fondata nel 1957 dalla famiglia Cencioni sul versante nord di Montalcino tra i fondatori del Consorzio del Brunello, propone degustazioni dal lunedì alla domenica con sessioni multiple durante la giornata, comprese verticali di Riserva delle annate più celebrate. Il ristorante panoramico Il Passaggio by Capanna permette di abbinare la degustazione a una cucina toscana contemporanea. Chi cerca un’esperienza più raccolta troverà in Piombaia una delle formule più originali: la degustazione «alla cieca», in cui l’enologo presenta cinque vini senza rivelare annata e tipologia, stimolando l’analisi sensoriale diretta. Per chi desidera immergersi in un contesto di lusso, il Castiglion del Bosco — intero borgo medievale di proprietà di Massimo e Chiara Ferragamo trasformato in resort con spa, ristoranti gourmet e campo da golf — propone visite guidate alla cantina e, in periodo di vendemmia, le Harvest Experience aperte a tutti.
Il Comune di Montepulciano conta circa 15.000 abitanti e si estende su una superficie di 165 km², risultando il comune più grande tra i dieci della Valdichiana senese. Sorge su un colle a 605 metri sul livello del mare, da cui si domina un paesaggio punteggiato da oliveti, vigneti e le inconfondibili colline cretose modellate dai cipressi.
Dal palazzo rinascimentale del Comune si scorgono i Monti Sibillini e il Cimone e, nelle giornate più limpide, il Gran Sasso d’Abruzzo. Da Montepulciano sono facilmente raggiungibili la Val d’Orcia, con Pienza, San Quirico e Bagno Vignoni, oltre all’Amiata, all’Umbria e al Lazio.
Le origini del Vino Nobile di Montepulciano sono antichissime e intimamente legate alla storia della città: la presenza di cantine integrate nel centro storico ne è la testimonianza più evidente. Già nel 1350 erano stabilite clausole per il commercio e l’esportazione del vino. Papa Paolo III ne decantò le qualità nella seconda metà del Cinquecento, Francesco Redi lo definì «D’ogni vino il Re» nel suo Bacco in Toscana, e celebri estimatori d’oltreoceano come Thomas Jefferson e Martin Van Buren ne contribuirono alla fama internazionale.
L’Associazione Strada del Vino Nobile di Montepulciano, costituita l’8 aprile 1998, ha lo scopo di valorizzare l’immagine complessiva del territorio, ricco di tradizioni culturali oltre che di grande vocazione vitivinicola. Il suo centro informazioni ha sede nel Palazzo del Capitano del Popolo, affacciato sulla magnifica Piazza Grande insieme al Palazzo Comunale, al Duomo e ad alcuni palazzi rinascimentali.
Gli itinerari enoturistici del territorio si articolano in quattro percorsi: Centro Storico, Cervognano, Gracciano e Valiano. Un’apposita segnaletica consente di orientarsi agevolmente tra cantine, agriturismi, alberghi, ristoranti ed enoteche. Ogni realtà aderente contribuisce a costruire un’offerta che unisce enogastronomia, natura, arte e cultura locale.
Nel centro storico, le Cantine De’ Ricci sono tra le più suggestive da visitare: una vera cattedrale gotico-rinascimentale scavata nella roccia sotto i palazzi storici, dove cunicoli stretti, scale di pietra e cripte nascoste custodiscono il Vino Nobile. La visita guidata si conclude con una degustazione accompagnata da salumi e bruschette con olio toscano. Altrettanto affascinante è la Cantina Talosa, che offre un percorso nella città sotterranea di Montepulciano con degustazione di quattro tipologie di vini, compreso il Vin Santo DOC, e dispone anche di Villa Talosa per chi desidera soggiornare tra i vigneti della Val di Chiana.
Fuori dalle mura, la Cantina Poliziano della famiglia Carletti è una tappa fondamentale per chi vuole comprendere la complessità del Nobile: è stata la prima azienda della denominazione a produrre un vino cru, l’iconico Asinone. La Cantina Dei propone invece l’EnoTour attraverso quattro aree della cantina, dove il legno delle botti si fonde con il travertino delle colonne, e include la degustazione guidata dei vini più rappresentativi accompagnata dal racconto della famiglia.

Immediatamente a est di Firenze si apre il territorio del Chianti Rufina DOCG e del Pomino DOC, due vini di diversa personalità apprezzati da secoli. Su queste colline che si protendono verso gli Appennini, antichi manieri, ville cinquecentesche e pievi romaniche raccontano una grande civiltà toscana ancora poco frequentata dal turismo di massa. Qui Giotto visse la sua adolescenza artistica e le grandi famiglie fiorentine eressero le proprie dimore di campagna.
La Strada dei Vini Chianti Rufina e Pomino si sviluppa attraverso cinque comuni: Pontassieve, Pelago, Rufina, Londa e Dicomano, e conta sedici aziende vitivinicole oltre a ristoranti, agriturismi e artigiani. Una delle sue caratteristiche più preziose è la vicinanza a Firenze, che la rende facilmente accessibile anche per un’escursione di mezza giornata.
I produttori vitivinicoli sono tutti originari della zona, con radici familiari profonde nella storia del territorio. Manieri medievali con cantine sotterranee, antichi fortilizi trasformati in residenze di campagna, ville rinascimentali che dominano le colline: ogni azienda offre suggestioni diverse, e insieme raccontano secoli di storia vinicola locale. Nei ristoranti aderenti alla Strada si ritrovano sapori antichi sapientemente rivisitati: salumi, formaggi, zuppe, pasta fatta in casa, bistecche del Mugello cotte con il Chianti Rufina, fino ai dolci della tradizione.
La Tenuta di Castello Nipozzano, a Pelago, è l’indirizzo più celebre della denominazione: di proprietà dei Marchesi Frescobaldi, produce il Chianti Rufina DOCG e il Pomino DOC tra vigneti storici e un paesaggio di straordinaria bellezza. La cantina è visitabile su prenotazione e ospita il bistrot Il Quartino, con terrazza panoramica sui vigneti e cucina a chilometro zero con carne Chianina IGP.
Per un’esperienza più intima, i Marchesi Gondi – Tenuta Bossi a Pontassieve offrono visite all’interno di una tenuta storica dove la famiglia nobile fiorentina coltiva viti da secoli, con degustazione in una sala dalle atmosfere d’epoca. La Fattoria di Grignano, nella zona del Montefiesole in Valdisieve, è un’altra realtà di grande valore: 600 ettari tra vigneti, oliveti e boschi in una tenuta che fu possedimento mediceo nel Quattrocento, aperta a visite con degustazione dei suoi Chianti Rufina e degli oli extravergini prodotti nel frantoio aziendale.
Il comprensorio pisano si estende dai rilievi a sud della città di Pisa lungo il torrente Era, con un paesaggio di pianure e colline fino a 200 metri di quota. La tradizione vinicola della zona è documentata fin dal Quattrocento, quando scritti dell’epoca citano i vini prodotti sulle colline pisane. Con l’avvento del Granducato di Toscana, l’agricoltura e la viticoltura furono ulteriormente potenziate: fonti storiche attestano che giungevano al mercato di Firenze ottimi vini, tra cui un apprezzato Trebbiano.
Gli «Annali Camaldolesi» ricordano una località chiamata «Curtis San Torpis», oggetto di donazione nell’anno 780 all’Abbazia di San Savino, già nota per la produzione di vino bianco. Nel 1965 i viticoltori locali, riuniti in consorzio, scelsero di richiamarsi a questa tradizione storica denominando il vino dell’area con il nome del centurione romano Torpè. Tra i riconoscimenti più importanti figura il Montescudaio Rosso DOC, prodotto con uve Sangiovese, Malvasia del Chianti e Vermentino, dal profumo fruttato e dal sapore secco e armonico.
Il territorio tra Montescudaio, Guardistallo e Montecatini Val di Cecina concentra la maggior parte delle aziende vitivinicole della zona. Nei dintorni di Montescudaio e a Castellina Marittima si trovano cantine aperte a visite su prenotazione, dove è possibile degustare il Montescudaio DOC nelle sue versioni Bianco a base Trebbiano e Rosso a base Sangiovese, accompagnati dai prodotti del territorio come formaggi pecorini e olio extravergine. Le aziende della zona sono in genere di dimensioni contenute e a gestione familiare, il che rende le visite particolarmente genuine: i produttori guidano personalmente tra i vigneti e in cantina, raccontando la storia di una denominazione ancora poco conosciuta ma di grande carattere.
La Strada del Vino delle Terre di Arezzo si snoda per circa 200 km attraverso diverse zone viticole: Chianti DOCG, Chianti Colli Aretini DOCG, Colli Etruria Centrale DOC, Valdichiana DOC e Cortona DOC. Il percorso prende avvio da San Giovanni Valdarno in direzione di Montevarchi, attraversando paesaggi di vigneti su terrazzamenti, borghi e castelli, fino al cuore della Valdichiana.
Lungo l’itinerario si incontrano il Roseto Fineschi di Cavriglia — con oltre 8.500 varietà di rose — la Torre di Galatrona, la Pieve di Petrolo e i borghi incastellati della Valdambra. A Montebenichi si ammira il castelletto restaurato in stile aragonese, mentre a Cortona gli scavi etruschi e romani e il Museo dell’Accademia Etrusca offrono un panorama impareggiabile sull’intera Valdichiana.
Il percorso si conclude ad Arezzo, città medievale al centro di quattro vallate ricche di storia e cultura, nota per la Fiera dell’Antiquariato mensile e per le opere di Piero della Francesca, Giorgio Vasari e Andrea della Robbia. Ulteriori informazioni sono disponibili presso il punto di informazione in Piazza Grande. Un punto di informazione complementare è situato anche nell’area della Valtiberina.
Il Castello di Gargonza, nei pressi di Monte San Savino, è uno degli indirizzi più affascinanti lungo la Strada del Vino aretina: borgo medievale intatto trasformato in residenza d’epoca, produce Chianti DOC e Chianti Colli Aretini DOCG in un contesto paesaggistico di grande suggestione, con visite alle cantine e degustazioni abbinate ai prodotti locali.
Nella zona di Cortona, la denominazione Cortona DOC ha dato impulso a un gruppo di produttori che vinificano prevalentemente Syrah, vitigno che trova in questi terreni argillosi un’espressione particolarmente intensa. Tra le realtà di riferimento della Valdichiana aretina merita attenzione la zona di Castiglion Fiorentino, dove diverse aziende propongono degustazioni di Valdichiana DOC abbinate a visita in cantina e, su richiesta, a pranzo con i prodotti del territorio.

La Strada del Vino Monteregio si snoda all’interno del comprensorio delle Colline Metallifere dell’alta Maremma grossetana, in un ambiente naturale dove i tratti caratteristici della Toscana si fondono con la selvatichezza della Maremma. L’itinerario parte dalla scoperta delle cantine per allargarsi ad agriturismi, enoteche, ristoranti e produttori di specialità locali, in un territorio ricco di storia medievale e di emergenze ambientali di grande valore.
La DOC del Monteregio comprende otto tipologie, tra cui Rosso, Rosato, Bianco, Vermentino, Vin Santo e Vin Santo Occhio di Pernice, valorizzando vitigni radicati da secoli nel patrimonio vitato grossetano. Il percorso nel comune di Roccastrada tocca le principali località del territorio: Ribolla, Montemassi, Sassofortino, Roccatederighi e Sticciano Scalo, alternando zone di pianura e collinari. A Roccastrada il Museo della Vite e del Vino, allestito in un’antica cantina scavata nella roccia in Piazza dell’Orologio, ospita importanti reperti archeologici e una terrazza panoramica sul paesaggio maremmano.
Il percorso del Monteregio attraversa realtà produttive molto diverse tra loro, dai grandi poderi sulle colline di Massa Marittima alle piccole aziende a conduzione familiare dei dintorni di Roccastrada. Una delle caratteristiche più apprezzate di questa strada del vino è la possibilità di abbinare la visita in cantina alla scoperta di borghi medievali di raro fascino: Massa Marittima, con la sua straordinaria Piazza Garibaldi e il Duomo romanico, e Monterotondo Marittimo, con le sorgenti geotermiche, sono tappe che si integrano naturalmente nell’itinerario enogastronomico.
Le cantine della zona producono il Vermentino DOC — dal colore paglierino brillante con riflessi verdolini, sapore secco e vellutato — che si rivela spesso la scoperta più gradita ai visitatori non familiari con questa denominazione. Il Museo della Vite e del Vino di Roccastrada in Piazza dell’Orologio funge da punto di orientamento per l’intera Strada: vi si trovano informazioni aggiornate sulle cantine aperte, i produttori disponibili a ricevere visitatori e le enoteche dove è possibile acquistare le etichette del territorio senza prenotazione.
Il vino di Carmignano è rinomato da oltre sei secoli: già il mercante pratese Francesco Datini lo acquistava e rivendeva a caro prezzo. Un importante riconoscimento arrivò con il bando di tutela di Cosimo III del 1716, che stabiliva regole, controlli e zone di produzione per i quattro vini più apprezzati del Granducato, tra cui Chianti e Carmignano.
La Congregazione dei Vini di Carmignano ha ottenuto la DOCG per il Carmignano — composto principalmente da Sangiovese e Cabernet — e per il Chianti Montalbano, mentre il «Vin Ruspo» e il «Vin Santo» sono eccellenti produzioni DOC. Quest’ultimo, ottenuto da uve bianche appassite sulle stuoie fino a gennaio e maturato in caratelli nei sottotetti, rappresenta una delle espressioni più alte della tradizione enologica locale.
Francesco Redi, nel suo Bacco in Toscana, ammoniva: sarìa gran follia, e bruttissimo peccato, bevere il Carmignan quando è innacquato!
Il Museo dedicato alla Strada Medicea dei Vini di Carmignano è un punto di partenza, non di arrivo: la visita alle sue stanze prepara quella alle cantine, alle ville, alle pievi, alle tombe etrusche e al Parco Museo Quinto Martini. L’ingresso è segnato dai colori secenteschi delle Uve di Bartolomeo Bimbi, in un corridoio che evoca l’atmosfera di un filare di vigna.
Il percorso espositivo dialoga tra storia del territorio e storia del vino: da un lato la Villa di Artimino e il Parco Museo Quinto Martini, dall’altro un cratere etrusco, un boccale rinascimentale e un fiasco destrutturato dall’artista.
La Tenuta di Capezzana è senza dubbio la cantina simbolo della denominazione: una villa medicea del XVI secolo immersa tra vigneti e oliveti, con vista fino alla cupola del Duomo di Firenze. La famiglia Contini Bonacossi la gestisce dal 1920 e propone diverse esperienze di visita, dalla passeggiata nel giardino delle rose della Contessa Lisa alla degustazione nelle antiche cantine sotterranee, fino all’escursione in Jeep tra le vigne e il picnic in vigna. Le sessioni guidate includono fino a cinque vini — tra cui il Villa di Capezzana DOCG, il Barco Reale e il Vin Ruspo — abbinati a salumi e formaggi selezionati.
Le colline lucchesi offrono paesaggi di rara bellezza: sentieri tra tradizioni contadine, ville cinquecentesche e ottocentesche di ineguagliabile fascino, colli bordati da olivi e vigneti centenari, pievi e chiese dagli alti campanili. La Strada del Vino dei Colli Lucchesi Montecarlo DOC percorre questi luoghi attraverso itinerari ideali anche per chi viaggia in bicicletta, dalle pendici di Pieve Santo Stefano fino alle colline di Porcari e Altopascio.
Il clima dolce, l’esposizione a mezzogiorno e la protezione delle cime più alte dai venti settentrionali contribuiscono a una produzione forte e sana, con alto tasso zuccherino e profumi intensi. La zona è sede della DOC Colline Lucchesi e del Montecarlo, due denominazioni complementari che riflettono la diversità del territorio. Lungo il percorso i visitatori trovano accoglienza agrituristica, servizi informativi e la possibilità di scoprire, accanto ai vini, l’artigianato artistico locale e i piatti tipici della tradizione culinaria lucchese.
Il piccolo borgo di Montecarlo è il centro nevralgico della denominazione omonima e ospita alcune delle cantine più interessanti della zona, molte delle quali aprono le porte su appuntamento per degustazioni accompagnate dai prodotti tipici del territorio. L’offerta spazia dai bianchi strutturati a base Trebbiano e Roussanne ai rossi di carattere prodotti nelle versioni Colline Lucchesi Rosso DOC, con sfumature che variano sensibilmente a seconda dell’altitudine e dell’esposizione dei vigneti. Le aziende vitivinicole della zona aderiscono in buona parte a pratiche di agricoltura biologica o integrata, e molte propongono anche la visita agli oleifici dove viene prodotto l’olio extravergine di oliva locale, dal profilo aromatico fresco e vegetale.

La Strada del Vino Costa degli Etruschi propone alcune delle etichette più celebrate al mondo, in un territorio parallelo al mare che unisce borghi medievali, colline boscose e panorami tra il verde della vegetazione e l’azzurro del Tirreno. È qui, nei dintorni di Bolgheri, che ha preso forma la storia vinicola più straordinaria d’Italia degli ultimi decenni.
Dalla discendenza del Conte Ugolino della Gherardesca nascono due dinastie: gli Incisa della Rocchetta, che creano il Sassicaia — definito da una nota rivista internazionale «il vino italiano più famoso del mondo» — e gli Antinori, che portano secoli di esperienza nella produzione del Ornellaia e del Guado al Tasso. L’Ornellaia viene riconosciuto nel 1995 da Decanter come miglior Cabernet italiano e, nel 2002, miglior vino al mondo.
Accanto ai grandi nomi storici, la zona registra un fiorire di produttori giovani che raggiungono vertici qualitativi di rilievo, non solo nel territorio di Bolgheri ma anche nelle limitrofe DOC di Montescudaio e di Val di Cornia. Ai lati del celebre viale dei cipressi di Bolgheri si trovano i vigneti del Sassicaia, le cantine dell’Ornellaia e Le Macchiole, affiancati da frantoi per la lavorazione a freddo dell’olio extravergine di oliva locale.
A Bolgheri la concentrazione di cantine di eccellenza è unica in Italia. L’Ornellaia, di proprietà dei Marchesi Frescobaldi, si visita esclusivamente su appuntamento dal lunedì al venerdì: il percorso guida tra i vigneti storici e la cantina — allestita come una galleria d’arte contemporanea nell’ambito del progetto Vendemmia d’Artista — e termina con la degustazione guidata delle etichette dell’annata in corso, compreso l’Ornellaia, Le Serre Nuove e Le Volte.
La Tenuta Guado al Tasso degli Antinori, con i suoi 1.000 ettari di cui 312 coltivati a vite, è la più grande del bolgherese: le visite con degustazione — su prenotazione obbligatoria almeno un mese prima — durano oltre due ore e comprendono un percorso completo tra vigneti, cantina e barricaia, con degustazione del Vermentino, dello Scalabrone rosato, del Bruciato e del Guado al Tasso Bolgheri Rosso Superiore. Per chi cerca dimensioni più contenute, Le Macchiole offre visite dal lunedì al sabato (da maggio a ottobre anche il sabato mattina) tra i murales e le cornici ispirate ai versi del Carducci, fino alla barricaia dove i vini affinano in regime biologico certificato.
Il Castello di Bolgheri, dell’antica famiglia Della Gherardesca, è invece una delle cantine più storiche del borgo — attiva dal 1796 — con degustazione delle etichette Castello di Bolgheri Superiore e Varvàra. Da notare che la Tenuta San Guido, produttrice del Sassicaia, non è aperta alle visite guidate, ma il vino è degustabile all’enoteca e all’Osteria San Guido.

La Vernaccia di San Gimignano è il grande bianco della Toscana e il più antico vino a denominazione d’Italia: nel 1966 fu il primo vino italiano a ottenere la DOC, e nel 1993 arrivò la DOCG. Si produce dalle uve dell’omonimo vitigno autoctono attorno alle torri medievali di San Gimignano, in provincia di Siena. Il risultato è un bianco dal colore giallo paglierino brillante, dal sapore asciutto e leggermente amarognolo, con una sapidità e una mineralità che lo rendono inconfondibile tra i bianchi italiani. Dante Alighieri ne fece menzione nella Divina Commedia, e Papa Martino IV lo elogiò con parole che i produttori locali amano ancora citare: per la Vernaccia, secondo il pontefice, valeva la pena affrontare qualsiasi penitenza.
La denominazione comprende due tipologie principali: la Vernaccia Annata, più fresca e immediata, adatta all’abbinamento con pesce e antipasti leggeri, e la Vernaccia Riserva, spesso affinata in botti di rovere per alcuni mesi, più strutturata e complessa, capace di evolversi positivamente in bottiglia. San Gimignano è anche zona di produzione del Chianti Colli Senesi DOCG e del San Gimignano Rosso DOC, che si accompagnano ai salumi tipici del territorio: prosciutti, salsicce di cinghiale, finocchiona e il raro mortito, un salame al mirto di tradizione locale. La Vernaccia è storicamente una delle denominazioni italiane con il più alto numero di cantine biologiche, segno di un rapporto con il territorio particolarmente attento e consapevole.
Il punto di partenza ideale per chi vuole orientarsi nella denominazione è la Vernaccia di San Gimignano Wine Experience La Rocca, centro comunale di documentazione e degustazione gestito dal Consorzio. La Cantina Panizzi, situata nel borgo medievale di Larniano fuori dalle mura, unisce produzione vitivinicola e olivicola biologica all’ospitalità agrituristica: le degustazioni si svolgono in un contesto di grande fascino, con la Torre di Larniano sullo sfondo e le colline toscane a chiudere l’orizzonte.
La Cantina Guicciardini Strozzi è uno degli indirizzi più raffinati della zona, con visite che comprendono le cantine storiche, il giardino della villa e una degustazione abbinata a un light lunch. La famiglia propone diversi percorsi tematici, adatti sia ai neofiti sia agli appassionati esperti. Per chi preferisce una dimensione più familiare, la Cantina Cesani offre la degustazione di cinque vini con olio extravergine e stuzzichini, in una sala accogliente o sulla terrazza con vista sulle morbide colline senesi: il racconto del recupero della Vernaccia in un territorio dominato dai rossi, operato dal fondatore Vincenzo Cesani, accompagna ogni visita con una nota di autenticità difficile da trovare altrove.

Il Morellino di Scansano DOCG è il grande rosso della Maremma grossetana, prodotto dalle colline che si estendono tra i fiumi Ombrone e Albegna, nel territorio del comune di Scansano e di parte di Manciano, Magliano in Toscana, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna. Il nome Morellino deriva probabilmente dal colore scuro dell’uva Sangiovese locale — chiamata appunto Morella — o, secondo un’altra tradizione, dai cavalli morelli che trainavano le carrozze dei nobili verso Scansano per l’acquisto del pregiato vino. La coltivazione della vite in questa zona ha radici etrusche, documentate da ritrovamenti di attrezzi agricoli nel sito archeologico di Ghiaccioforte, e nel Medioevo i feudatari tutelavano già la vigna con apposite norme.
Il vino ottenne la DOC nel 1978, poi la DOCG nel 2006 — massimo riconoscimento di qualità — diventando nel giro di pochi anni uno dei rossi toscani più richiesti sul mercato internazionale. Il successo è in parte legato anche al libro Sotto il sole della Toscana di Frances Mayes, tradotto in tutto il mondo, che contribuì a far conoscere il Morellino a un pubblico vastissimo. Il disciplinare prevede un minimo dell’85% di Sangiovese, completato da altri vitigni a bacca rossa come Canaiolo, Ciliegiolo o Merlot. Nella versione Annata è fresco, fruttato e immediato, con sentori di ciliegia e prugna; nella versione Riserva, con almeno due anni di invecchiamento di cui uno in legno, sviluppa complessità, note speziate e una struttura adatta all’abbinamento con carni rosse e formaggi stagionati. Il clima mediterraneo della zona, con estati calde e secche e costante ventilazione marina, garantisce maturazione equilibrata e uve sane.
La Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano, cooperativa fondata nel 1972 da un gruppo di produttori locali, è oggi il polo enoturistico di riferimento della denominazione: conta circa 170 soci per 700 ettari di vigneti e, grazie ai nuovi locali inaugurati nel 2018, offre esperienze di visita strutturate in più format.
Le Strade del Vino toscane si percorrono meglio con una guida esperta al fianco. Prenotate un tour di degustazione per vivere in prima persona la magia di questi territori: ogni calice racconta una storia che vale la pena ascoltare direttamente dalla bocca di chi quel vino lo produce ogni giorno.


