Bolgheri

L'antico borgo di Bolgheri è situato nel comune di Castagneto Carducci (LI). Si estende tra le colline e la fascia di mare delimitata da San Vincenzo e Cecina.
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L’antico borgo di Bolgheri è situato nel comune di Castagneto Carducci (LI). Si estende tra le colline e la fascia di mare delimitata da San Vincenzo e Cecina, su quella parte di costa toscana anticamente dominata dagli Etruschi, zona di antichissima tradizione vinicola.
A partire dal ‘700 il conte della Gherardesca fondatore della cittadina sorta sul sito dell’antico borgo e del castello distrutti nel 1393, diede nuovo impulso allo sviluppo economico di quest’area fino a farla divenire una tra le più fertili e di maggiore produzione della costa.
Bolgheri in breve divenne uno dei cardini della produzione vinicola toscana e un importantissimo centro agricolo: la viticoltura ebbe un notevole incremento anche grazie all’attività innovativa dei Serristori ed in particolare di Luigi (1793/1897).

Nel periodo seguente la seconda guerra mondiale, l’immagine del vino toscano (e Bolgheri non fa eccezione) si stava gravemente deteriorando, soprattutto all’estero. Un insieme di fattori quali la caduta dei prezzi del vino e l’introduzione di disciplinari D.O.C. che mantenevano formule di uvaggi ormai superate e rese per ettaro adatte a produrre quantità anziché qualità, aveva portato i vini toscani in una situazione di crisi.
Fu solo durante gli anni Sessanta che il Bolgherese si riconquistò una certa fama per la produzione del Rose’ realizzata da Antinori e per le importanti innovazioni attuate nella zona da poche aziende “controcorrente”.
Dagli anni ’70 in poi la zona di Bolgheri acquista una notorietà di livello mondiale. Nascono i grandi vini: Sassicaia (con la miliare prima annata 1968), Ornellaia (1985), Masseto, Grattamacco (1982), e, a seguire, S.Martino, Paleo, Guado al Tasso, Piastraia e Rubino dei Greppi.

Bolgheri si è imposta come una delle regioni più interessanti e più dotate dell’intero universo vinicolo grazie all’operato di alcuni personaggi illuminati, tra i quali è d’obbligo citare Mario Incisa della Rocchetta, l’enotecnico Giacomo Tachis e Piero e Lodovico Antinori, e attraverso la sperimentazione e l’uso di uvaggi “innovativi”, quali il Cabernet Sauvignon, e il Merlot. Questa attività di ricerca della qualità e del nuovo è stata valorizzata dall’interesse e dall’ottimo giudizio di Veronelli, esperto in enogastronomia di fama.

Il Viale di Bolgheri

Considerato il viale più famoso e conosciuto d’Italia grazie alla poesie del Carducci, la sua origine risale al 1831 in seguito al raddrizzamento della Statale via Aurelia. Lungo il viale di San Guido, in origine ricordato come un semplice stradone diritto, furono piantate lunghe file di alti cipressi che, dopo il successo ottenuto dai versi del Carducci e la morte del Poeta, furono prolungate fino a Bolgheri in un percorso evocativo di grande suggestione.

Le sue vicende sono indissolubilmente legate al casato dei conti della Gherardesca e a Giosue’ Carducci. Nell’ode “davanti a San Guido” il poeta decanta il Viale dei cipressi, oggi Monumento nazionale:

“I cipressi che a Bólgheri alti e schietti
Van da San Guido in duplice filar,
Quasi in corsa giganti giovinetti
Mi balzarono incontro e mi guardar”

Castello della Gherardesca

Il “Castello della Gherardesca“, a Castagneto Carducci, è situato in cima ad un’altura e, chiuso tra le mura di cinta del paese e della chiesa, si presenta con tutta la sua mole sviluppandosi su tre piani. La sua costruzione risale, con molta probabilità, all’anno 1000. Esternamente, il complesso ha subito importanti e varie modifiche che ne hanno alterato la configurazione originaria, un tempo costituita da una struttura centrale collegata ad un sistema di torri per mezzo di una cortina muraria.

Il “Castello di Bolgheri“, che è accessibile solo una volta l’anno, il 16 luglio, in occasione della festa patronale, è posto tra Bolgheri e Castagneto, a circa 400 metri sul livello del mare. Il castello è situato alla fine del lungo e suggestivo viale di cipressi, e spicca imponente in lontananza per il rosso dei mattoni a vista che ricoprono la facciata. Il complesso, che è stato realizzato in diverse epoche, sembra risalire al tardo rinascimento (XVI secolo); la chiesa invece è di epoca medioevale, mentre il campanile e la canonica furono forse costruiti nel corso del 1800. L’edificio, a due piani, presenta una facciata semplice e lineare, scandita da monofore e bifore.

Assai caratteristico l’ingresso al castello e al paese, segnato da un arco acuto sopra il quale spicca una rotonda, raffigurante motivi floreali e le armi della casata. Benché il castello, utilizzato come residenza di famiglia, abbia subito interventi di ampliamenti nel corso dei secoli, rappresenta in tutti i sensi una delle più importanti testimonianze storiche del paese.

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