Pianosa si trova nel Mar Tirreno, a sud dell'Isola d'Elba e a circa 14 km da Marina di Campo, in provincia di Livorno. Fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.

Dal mare, Pianosa si annuncia come una striscia di colore appena più intenso tra l’azzurro del cielo e quello del mare: piatta, quasi invisibile, con la sua altezza massima di 29 metri sopra il livello del mare. Eppure, una volta sbarcati, questa piccola isola di poco più di dieci chilometri quadrati rivela un carattere unico nell’Arcipelago Toscano. Falesie frastagliate, cale incastonate nella roccia, fondali tra i più integri del Mediterraneo e un silenzio che in pochi altri luoghi è ancora possibile trovare: Pianosa è l’isola che il suo stesso destino ha preservato.
La storia di Pianosa è costellata di destini drammatici. Nel 1553 l’isola fu messa a ferro e fuoco dai pirati Dragut e Kara Mustafà, che distrussero il castello pisano, uccisero buona parte della popolazione e deportarono i superstiti: Pianosa rimase disabitata per secoli, fino a quando non divenne penitenziario. Dal 1858 al 1998 fu una colonia penale, prima ordinaria poi — dal 1977 per volere del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa — penitenziario di massima sicurezza che ospitò esponenti delle organizzazioni terroristiche e mafiose più pericolose d’Italia. Tra i detenuti illustri anche Sandro Pertini, confinato qui dal 1931 al 1935. Proprio questo amaro destino ha preservato Pianosa da insediamenti turistici e speculazioni edilizie, difendendo fondali e natura che sono oggi tra i più incontaminati del Mediterraneo. La pesca è vietata da oltre quarant’anni. Oggi sull’isola vive stabilmente una ventina di detenuti in regime di carcere aperto, che lavorano negli orti e nell’unico ristorante: il confine tra la loro area e il paese è il cosiddetto Muro dalla Chiesa, invalicabile senza guida autorizzata.
Dal 1996 Pianosa fa parte del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano e l’accesso è regolamentato con un numero massimo di 250 visitatori al giorno. Non si può girare liberamente: la maggior parte dell’isola è visitabile solo con guide autorizzate. Non è consentito imbarcare veicoli sul traghetto. Non ci sono strade nel senso convenzionale. Queste limitazioni non sono ostacoli: sono la garanzia che Pianosa resti quello che è.

Il porticciolo, con la sua architettura voluta dal direttore Ponticelli tra gli edifici neogotici del vecchio paese, è la prima immagine che accoglie chi arriva. È anche l’unica zona dell’isola visitabile liberamente, senza guida, dove ci si può muovere tra edifici decadenti e resti archeologici in un’atmosfera di paese fantasma che esercita un fascino tutto suo. Il Forte Teglia, di epoca napoleonica, domina l’ingresso al porto.
Il sito più importante dal punto di vista storico è il Bagno di Agrippa, villa marittima di Agrippa Postumo identificata dagli archeologi sulla costa settentrionale dell’isola. Nel giugno 2025 si sono conclusi gli interventi di restauro, messa in sicurezza e valorizzazione finanziati dal Piano Strategico Grandi Progetti Beni Culturali con un investimento di 1,3 milioni di euro: la villa è oggi visitabile con le Guide Parco in condizioni migliori che mai. Poco distante, le Catacombe paleocristiane — databili alla seconda metà del III secolo d.C., con un utilizzo protratto almeno fino al V — si articolano in due distinte aree e si visitano esclusivamente con guida.
Il sistema museale del Parco comprende tre strutture: la Casa dell’Agronomo, inaugurata nel 2022 con ricchi contenuti multimediali su natura, cultura e storia dell’isola inclusa un’immersione virtuale nel mare di Pianosa; il Museo delle Scienze Geologiche e Archeologiche, che ripercorre la storia di Pianosa dalle rocce più antiche risalenti a circa 19 milioni di anni fa fino all’età medievale; e le Catacombe. L’ingresso al museo è accessibile con pannelli tattili, braille e audio per i non vedenti.
Le visite sono organizzate dal Parco Nazionale e prenotabili online sul sito dell’Ente Parco. Si può scegliere tra l’escursione a piedi con visita guidata al borgo e ai tre musei — durata circa due ore e mezza, difficoltà facile — e il percorso in mountain bike lungo la costa sudoccidentale attraverso i vecchi presidi carcerari, per un’esperienza più fisica e panoramica della stessa durata. Entrambi prevedono una permanenza sull’isola di circa sei ore.
Per chi vuole esplorare le zone più remote esistono escursioni tematiche dedicate alla costa sud, con sosta a Cala del Bruciato — una cala di rara bellezza affacciata su Montecristo — e alla zona nord con Porto Romano, accessibile solo in autunno. Sono disponibili anche uscite in kayak e snorkeling lungo le coste più selvagge, gite in carrozza e, su richiesta, escursioni speciali all’alba o al tramonto. Per i sub, le boe di attracco nell’Area Marina Protetta consentono le immersioni esclusivamente attraverso i diving center autorizzati dal Parco: i fondali di Pianosa sono considerati un riferimento assoluto nel Mediterraneo.
L’unica spiaggia dove è consentita la balneazione libera è Cala Giovanna, a pochi passi dal porto: una lunga distesa di sabbia dorata con acque basse, cristalline e di un colore che ricorda i Caraibi, con i resti della Villa di Agrippa sullo sfondo. È consigliabile frequentarla di prima mattina o dopo le 17:00 per viverla con più tranquillità. Per lo snorkeling guidato, Cala dei Turchi è la meta più ambita: l’accesso è consentito solo con le guide ambientali del Parco.
Dal punto di vista geologico Pianosa è una formazione pianeggiante di rocce sedimentarie e accumuli conchiliferi che racchiudono preziosi fossili marini, risalenti a circa 19 milioni di anni fa. La vegetazione varia nettamente tra la fascia costiera e l’entroterra: lungo la costa dominano ginepro fenicio, cisto, mirto e lentisco in una gariga bassa e compatta che combatte una dura battaglia contro la siccità; nell’interno, invece, superbi muretti a secco suddividono residue coltivazioni a ulivo e distese dove le erbe spontanee hanno sostituito i coltivi a graminacee. Rare le essenze arboree: sporadici esemplari di leccio, i viali alberati a eucalipto e rarefatte pinete di pino d’Aleppo di rimboschimento. Un vecchio detto elbano recita «mi costa più dell’orzo di Pianosa», a ricordare la fatica di quanti hanno qui vissuto e lavorato nei campi.
Pianosa ospita una straordinaria biodiversità, in parte dovuta proprio all’isolamento forzato degli anni del carcere. Nei fondali è ancora notevole la presenza del corallo rosso, scomparso quasi ovunque nel Mediterraneo. L’avifauna è ricchissima: si incontrano l’upupa, la pernice rossa, il gruccione — un colorato uccello che arriva dall’Africa per nidificare — il falco pellegrino e il gheppio; lungo le coste il raro gabbiano corso, il marangone dal ciuffo e la berta maggiore. Sull’isola vivono anche alcune lucertole endemiche, non presenti altrove. Branchi di delfini nuotano regolarmente nelle acque del Santuario internazionale dei Cetacei. In primavera la gariga esplode in fioriture gialle, rosa e bianche, trasformando l’isola in un tappeto di colori.
Pianosa si visita quasi sempre in giornata, ma è possibile pernottare nell’unico hotel dell’isola, che dispone di sole dieci camere. Dormire a Pianosa è un’esperienza rara e molto richiesta: la disponibilità si esaurisce rapidamente, soprattutto nei mesi estivi, ed è indispensabile prenotare con larghissimo anticipo. L’alternativa più comoda è soggiornare all’Isola d’Elba — a meno di un’ora di traghetto — e raggiungere Pianosa in giornata.
Pianosa è raggiungibile tutto l’anno ogni martedì da Piombino con scalo a Rio Marina, con i traghetti Toremar. Il collegamento giornaliero è gestito dalla compagnia Aquavision, con partenza da Marina di Campo nell’Isola d’Elba e, in alta stagione, anche da Piombino. La traversata dura circa 45 minuti da Marina di Campo. Il ticket di accesso all’isola — obbligatorio — si paga insieme al biglietto del traghetto e va prenotato online con anticipo, soprattutto in estate. Non è possibile portare veicoli sull’isola: ci si muove a piedi, in bici o con i mezzi del Parco.
Pianosa si trova nel Mar Tirreno, a sud dell'Isola d'Elba e a circa 14 km da Marina di Campo, in provincia di Livorno. Fa parte del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.